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Pubblicato in: poesiando, Tír na nÓg

Tempo immutabile

Quei muri che sembrano confini,

la voce in me con toni gentili,

quell’acqua che scende inesorabilmente

come fosse attratta dalla gravità,

di quella situazione,

mai voluta e mai cercata.

Ovunque mi giri, non vedo che un riflesso

di quello che sento, ormai da tempo

immemore. Cosa mai provavo prima di tutto questo,

quel ragazzo candido e felice con sé stesso.

Fa male la felicità degli altri,

come un colpo alle spalle,

dato da un tuo amico di ieri,

ma che oggi,

è solo una burla d’aprile.

Sono solo se ripenso al passato,

sono solo oggi tra tutti,

sono solo se guardo lontano

per scrutare la mia anima,

in quelli che saranno tristi fasti.

Rossi Simone

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Come lenti d’ingrandimento

Le orecchie tappate

nell’eco di mille voci che rimbombano,

gli sguardi persi nel vuoto

tra la gente che balla nei pub.

Le margherite, schive, ignorate

bloccate nei campi di rose,

gli occhi frenetici, smarriti

alla convulsa ricerca dei suoi.

Le lacrime sinuose, silenziose,

che sdrucciolano sulle tempie,

che si asciugano sulla pelle

e prosciugano cuore,

corpo

e mente.

Il tempo che scivola

tra le dita

e tu che lo perdi a guardare la vita scorrere

veloce, senza correre mai con lei,

fermo, in bilico su te stesso.

L’arbitraria ingerenza di quella sensazione

di vuoto abissale,

nel pensare che più ti conoscano

meno ti amino.

Quella risata d’omologazione

nel frastuono dei risi altrui,

senza mai sentire davvero

gli zigomi che tirano e lo stomaco che brucia.

Lo schiocco di dita

che pone fine al tuo stato di trance,

gli occhi asciutti che bruciano e

la precaria attenzione riportata su sordi vocii

e cibo spazzatura dei fast food.

La necessità d’approvazione

e stima

da parte dell’unica persona

che ti disprezza, ti biasima.

Quando ti succede qualcosa

e non sai a chi poterlo raccontare,

quando risenti una vecchia canzone in radio

ma non riesci più a cantarla a squarciagola,

quando ti guardi intorno

e non trovi chi avresti voluto incontrare.

Quando perdi sonno in piena notte

ma non sai da che lato riaddormentarti,

il letto sembra così grande e vuoto,

le lenzuola così ben piegate, nivee e fredde,

e i tuoi piedi come stalattiti

troppo gelidi e minuti per poter

prendere calore da soli.

Chissà se il mare si sente solo

quando è una lastra di riflessi e quiete,

quando le onde corrose dal vento

non si fanno beffe di lui

e non ristorano i litorali,

quando la spuma, vigorosa

negli impeti con cui si adagia sulla battigia,

non rimescola e confonde le meduse.

In un mare di solitudine

siamo lenti d’ingrandimento

di noi stessi,

ma se da soli percepiamo un inane vuoto,

perché prenderne coscienza

inaridisce, corrode, scardina e annichilisce

ogni più infima particella dell’animo?

Siamo fili d’erba spezzati

in campi rastrellati e ammantati da girasoli,

androgini condannati alla solitudine,

entanglements quantistici,

eterni sistemi separati alla perpetua

ricerca di un coefficiente

che ci scucia da quella megera

costanza di indeterminazione.

Tassa Federica

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Pubblicato in: poesiando, Tír na nÓg

Camelia

Stridule grida

di fanciulli lieti

mi pungono il cor;

il luccicar del riso

mi pare un sogghigno

che rimbomba in me

come un fragor

in un tinello disadorno.

 

Il barlume del sole a mezzodì

si riverbera sulle lucenti iridi di smeraldo,

palesando le complici occhiate

che alimentano in me

inquietudini 

turbamento

smarrimento.

 

Occhiate che tradiscono e rendono vivo

come un rogo purpureo che brilla

in un crepuscolo di luce calante

il familiare disagio che

da innumerevoli tramonti si cela

funesto nella mia anima,

 e scorta la mia essenza in ogni loco,

confinante o lungi che sia.

 

Le albe scivolano via,

 con alacrità nauseante;

i pensieri incalzano fulminei

come le sequenze

nella bobina di un kolossal.

Nel mio lobo frontale perdurano,

ancorate visceralmente, le inquietudini.

 

Beffano con sconcertante semplicità

 le coerenti oscillazioni

del diaframma

privandomi, a poco a poco,

della linfa vitale che

rende il geoide, lodevole di lusinghe.

a me caro.

 

L’oscurità mi avvolge,

simile a un delicato foulard che

fascia minuziosamente le candide

incanalature scapolari e clavicolari.

 

Mi sento vuoto, privo di tangibili risorse,

l’inconsistenza del mio spettro è insanabile;

niuno sarà all’altezza di compatire il mio stato.

Trasparirò senza fine

come una Camelia in una distesa di Rose.

Satta Lorenzo

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

La nostra intima autenticità

Forse abbiamo bisogno di amore, ma non siamo così spavaldi da farci avanti perché temiamo un reciproco rifiuto, così mascheriamo con le parole quel sentimento che i gesti non sono in grado di eludere. Il sentimento si sente dal calore di un contatto, da uno sguardo fugace, dal tentativo di non incrociarlo per non dover fare i conti con gli occhi dell’altro perché potrebbero mostrare tanto amore quanto dolore. Nel tempo abbiamo sprecato tante occasioni di essere sinceri, tante occasioni di essere noi stessi, di non doverci più nascondere dietro una maschera da mostrare agli altri. Forse in fondo è questo che mi fa credere ancora in un nostro amore: riusciamo ad essere totalmente noi stessi solo se siamo da soli, perché non abbiamo alcun filtro, non abbiamo bisogno di mostrare la parte migliore di noi stessi, siamo nudi e crudi nella nostra anima che ci regaliamo a vicenda senza paura che possa essere ferita. In più non siamo mai stati capaci di allontanarci in maniera definitiva, abbiamo sempre fatto in modo che le nostre strade tornassero a incrociarsi, perché in fondo non abbiamo mai desiderato realmente di separarci, è sempre stata una decisione dettata dalla testa a cui il cuore però non ha saputo sottostare a lungo, perché la voglia, non di amare, ma di amarsi è più forte di qualunque altro comando che possa provenire da noi.

Di PietroPaolo Diego

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

“C’è chi vi parla di casi criminali, io invece vi parlo di casi umani”

“A 18 anni che traumi sentimentali potrai mai aver vissuto?”, questo dirà chi non sa, beh, voi state per scoprire tutti i traumi e le postume risate che si è fatto il sottoscritto grazie alle sue spiacevoli conoscenze.

Per evitare denunce e conflitti di interessi l’articolo sarà privo di alcuni eventi e personaggi della storia che perciò non sarà completa. Sempre per motivi di privacy non potrò fare nomi ma svelerò l’iniziale o la lettera finale dei nomi.

CASO 1 – E – LO SFORTUNATO

Questi eventi risalgono all’estate 2019 quando il caro narratore si prese una cotta per un ragazzo di due anni più grande che non se lo filava di striscio e neanche per sbaglio direi, tuttavia io non abbandonai affatto il proposito di toccare il fondo e scavare pure, no ragazzi, niente affatto, se mi metto in testa di strisciare ai piedi di qualche persona (non diciamo “qualcuno”, pochi capiranno) lo faccio e ci metto la faccia. Questo disperato sottone da manicomio, nonostante i continui segnali che il suo interesse non era ricambiato, non desisteva, o perlomeno non lo fece finché quel ragazzo non gli diede un segnale inequivocabile: quel ragazzo (gay) da sobrio si limonò una ragazza davanti a me, palesemente per dirmi “non mi piaci dio cristo”.

P.S. Questo ragazzo all’epoca piaceva anche ad una mia amica con cui abbiamo condiviso decisamente troppi gusti.

CASO 2 – O – IL CONFUSO

Era un ragazzo conosciuto su instagram, in realtà in questo caso non è che ci sia molto da dire, tutto si riassume nella frase che mi disse dopo una settimana che ci sentivamo: “Mi è venuto il dubbio, scusa, forse sono etero”. Ok fra, non credevo di fare così tanto schifo, manco mi hai mai incontrato di persona.

P.S. Ora questo mi sta sotto come un treno e sono io a non filarmelo.

CASO 3 – S – L’ODI ET AMO

Avevo scritto un altro testo per descrivere questo caso 3, ma ero diventato troppo serioso per i miei gusti, d’altra parte questo articolo è un modo per vedere la mia vita in chiave trash e farsi una risata. Beh, che vi devo dire? Non fate mai gesti eclatanti perché, se avete anche un minimo dubbio che possa non andare come sperate, sarà quel dubbio a diventare realtà, perciò cari lettori, i gesti eclatanti fateli fare agli altri, tanto noi poveri sottoni ne abbiamo già passate tante. Piccola pillola di saggezza: siate un pochino egoisti, pensate prima a voi stessi, ché tanto se l’altra persona non ricambia se ne frega, anzi, se si sente mancare un po’ delle vostre attenzioni vi apprezza di più.

P.S. Convertire i sentimenti in odio è un ottimo modo per superare una crush, l’ho testato sulla mia pelle.

CASO 4 – E – LA SUORA

Si tratta del primo caso a distanza, cari lettori, ebbene sì, mi sono ritrovato a parlare con un ragazzo che abita in Calabria, eppure non è questa la cosa più strana del periodo: costui scrisse affermando di non essere interessato al genere maschile, dopo un paio di giorni però smentì questa sua affermazione attraverso una richiesta un po’ poco family friendly. Il ragazzo dopo un po’ disse che per lui ero speciale, ci cascai come un fesso, per poi scoprire che si sentiva con 10 ragazzi diversi e così lo accannai.

P.S. Ogni tanto mi riscrive ma lo mando a quel paese ogni volta.

CASO 5 – A – IL PEGGIO

Il caso umano per eccellenza è appena giunto ragazzi, non a caso possiede quel nome che ora per il sottoscritto è diventato un segnale di pericolo imminente (me ne sono piaciuti 2 e stendiamo un velo pietoso su questa cosa). Si tratta della mia “quasi relazione” più lunga  e francamente me ne dolgo enormemente. Questo soggetto, oltre a possedere tutte le qualità che cercavo in un ragazzo (nome compreso) era anche pieno di difetti: narcisista e bipolare (molto più di quanto possiate immaginare, al punto che se lo diceva da solo, la notte era una persona e di giorno un’altra), arrogante, eternamente indeciso (anche sull’avere o meno una relazione con me) e, come ho scoperto dopo quasi un anno, opportunista, bugiardo e “uomo dai facilissimi costumi”. Tra l’altro ora sfoggia sulla testa svariate corna grazie al suo attuale ragazzo che so, grazie a delle mie fonti attendibili,  averlo tradito con un paio di ragazzi (con cui tra l’altro sono uscito, ma ve ne parlerò meglio più avanti).

(Lo ammetto, gli stavo sotto come un treno)

P.S. Non è stato ammesso all’università dei suoi sogni e godo come un riccio.

CASO 6 – F – L’IGNOTO

Quando uscii con questo ragazzo non avevo idea di quale fosse il suo nome (lo so, sono anche io un po’ dai facili costumi a volte), ma ci eravamo scritti su instagram dove aveva un nickname stranissimo. Ad ogni modo era così timido e impacciato che balbettava e non riusciva a guardarmi negli occhi, è stato uno dei peggiori appuntamenti della mia vita, se non il peggiore in assoluto.

P.S. Ho scoperto il suo nome solo perché una sua amica l’ha salutato LOOOL.

CASO 7 – F – IL NORMALE

Si tratta di uno dei pochissimi ragazzi sani con cui sia mai uscito (infatti mi ha accannato lui), rimasto alla storia semplicemente perché ora sta all’università (alla stessa facoltà) con il caso 5.

“Dimmi che hai un tipo fisso senza dirmi che hai un tipo fisso”

CASO 8 – G – DIABETOLOGO

L’ho conosciuto durante una vacanza, ci sono uscito due volte, ma la seconda volta è stato troppo sdolcinato (cosa che a me di solito piace), così l’ho accannato ma ora mi sta sotto come un treno.

E fu così che tornò il narratore str*nzo.

CASO 9 – F – IL TOSSICHELLO

Conosciuto un giorno dopo il caso 8, mi ha portato prima al Mc (lo stavo adorando) ma poi per avere un po’ di privacy mi ha portato nel parcheggio di un cimitero dove lui stesso stava morendo di paura, anche perché temeva che potessero arrivare  i cinghiali. È stato carino ad offrirmi la cena ma poi è stato parecchio stronzo e mi ha pure accannato lui.

P.S. Lui è uno degli amanti che hanno contribuito a fare le corna al caso 5.

CASO 10 – S – L’ASTROLOGO

Un altro eterno indeciso fissato con l’astrologia di quelli mi fanno impazzire (in tutti i sensi): estremamente lunatico e primo di capacità decisionali, come avrebbe potuto non attrarre me? Gli scienziati non hanno ancora trovato risposta a questa domanda, ma ci stanno lavorando su parecchio per giungere a una conclusione. Il racconto mostra che poi mi ha accannato il giorno in cui ho realizzato di star inziando a provare qualcosa per lui, evitiamo di dire il motivo di questo gesto per evitare querele.

P.S. Questo caso 10, il caso 5, il caso 9 e un altro che non ho potuto illustrare hanno avuto tutti lo stesso ex che attualmente sta col caso 5. (È il caso che segue per via di alcuni aggiornamenti recenti)嵐

CASO 11 – IL CERVO

Il caso 11, cari lettori, è un ex del caso 3, del caso 10 e del caso 5, al quale ha messo le corna col caso 9. Insomma ho dato il via ad un larghissimo circolo vizioso che ancora non si chiude in sé stesso, immagino, insomma, che questo articolo non terminerà mai. Il nome assegnsto a questo caso immagino sia esplicativo delle sue caratteristiche, inoltre ci sono molti aneddoti su come gli siano cresciute corna più poderose di quelle del padre di Bambi. Ma arriviamo al dunque: come ho intrapreso questa conoscenza con l’animale? Ho tentato di concludere il ciclo da dove era iniziato andando a creare quell’unico incrocio di casi che ancora non era avvenuto, ma, ahimè, non è servito a nulla.

Insomma cari lettori, spero di avervi strappato un sorriso con la reinterpretazione della mia vita sentimentale in chiave trash e di non avervi tediati, con questi racconti vi auguro di vivere meno della metà delle mie sfortune in amore, però qualcuna ce ne vuole anche per lasciarsi quel piccolo ricordo per sorridere anche con un po’ di imbarazzo.

Anonimo

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Pubblicato in: Binge watching, Cultura e Intrattenimento

Lost

Ancora oggi, si dice che dal 22 settembre del 2004, il mondo della televisione sia cambiato per sempre con il debutto di ‘Lost’, la serie televisiva creata da J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber, composta da 6 stagioni.
È stata una serie acclamata da pubblico e critica ottenendo 7 candidature; ha vinto un premio ai Golden Globes, 18 candidature e 2 Emmy Awards, 2 candidature e un premio ai SAG Awards.

 

Racconta le vicende dei 48 sopravvissuti al disastro aereo del volo 815 della Oceanic Airlines, con rotta da Sydney a Los Angeles, precipitati apparentemente nell’Oceano Pacifico del sud in una misteriosa isola, che si rivela essere un luogo arcano e volubile. In attesa di soccorsi che sembrano non arrivare mai, iniziano a manifestarsi una serie di eventi inspiegabili, talvolta pericolosi.

Caratterizzata da elementi religiosi, filosofici, culturali, scientifici e mitologici, la serie TV sembra essere un prodotto innovativo e rivoluzionario che si intreccia tra il soprannaturale, misteri infiniti, l’eterna lotta tra il Bene e il Male, interrogativi – perché un orso polare si trova su un atollo tropicale? –, e il contrasto tra fede e scienza.

L’universo immaginario della serie nella realtà esiste poiché gran parte delle ambientazioni naturali, quali spiagge, la fitta giungla, fiumi e cascate, sono quelle dell’isola di Oahu: di fatto, gli attori son stati costretti a stabilirsi nelle Hawaii.

«Lost», le curiosità sulla serie creata da J.J. Abrams | TV Sorrisi e  Canzoni

Il solo episodio pilota ha avuto un costo di oltre 14 milioni di dollari: Lost è, forse, una delle prime produzioni più costose della storia della televisione, in un tempo in cui la televisione era considerata un mezzo piuttosto economico.

Ciò che la rende ancora più spettacolare, è l’uso della trama orizzontale e non più verticale.
La trama verticale permette una vicenda che inizia e termina nello stesso episodio; i network producevano serie i cui episodi erano autoconclusivi – di conseguenza, perdere un paio di episodi non ne comprometteva la comprensione. La trama orizzontale consiste in una narrazione estesa per più episodi o per un’intera stagione, o addirittura per tutta la serie; inoltre, al termine degli episodi, ci sono dei cliffhanger che spingono lo spettatore a continuarne la visione.

Fino alla terza stagione, si hanno principalmente flashback per raccontare la vita passata di ogni protagonista, così da approfondirne i modi di comportarsi e agire. Dalla quarta stagione si introducono i flashforward, che invece permettono di osservare il loro futuro. Dalla quinta stagione, si hanno i flashpresent, cioè quando alcuni protagonisti viaggiano nel tempo a causa dei salti temporali. Infine, la sesta stagione è caratterizzata da flashsideways, cioè i personaggi sembrano muoversi in realtà alternative parallele che finiscono, invece, per unirsi tra loro.

A distanza di tempo, alcuni quesiti irrisolti perseguitano anche i migliori fan e l’epilogo ha suscitato grandi dibattiti, cioè se fosse degno oppure no per una serie così enigmatica: per molti la risposta è negativa, per altri è importante il solo fatto di essere giunti ad una conclusione, ad una pacificazione.  

 

Fagiolo Elena, Minnucci Aurora

 

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Il ritratto di Dorian Gray

<<…c’è una fatalità che grava su ogni primato fisico o intellettuale: quella sorta di di fatalità che sembra inseguire attraverso la storia i passi incerti dei re. E’ meglio non essere differenti dai propri simili. I brutti e gli stupidi hanno la parte migliore in questo mondo: possono mettersi a loro agio e godersi lo spettacolo a bocca aperta. Se niente sanno della vittoria, viene per lo meno risparmiata loro la coscienza della sconfitta. Vivono come dovremmo tutti vivere, indisturbati, indifferenti, e senza inquietudine. Non portano rovina agli altri, né altri la portano a loro. La tua nobiltà e la tua ricchezza, Harry; la mia intelligenza, per quel che è -la mia arte, per quel che vale; la bellezza di Dorian Gray- soffriremo tutti per ciò che gli dèi ci hanno dato, soffriremo terribilmente.>>

TRAMA;

Il ritratto di Dorian Gray ci porta in Inghilterra, nella Londra del Diciottesimo secolo, periodo della sontuosa società vittoriana. Basil Hallward è un pittore benestante che, da poco entrato in amicizia con Dorian Gray, un giovane ragazzo di bellissimo aspetto, orfano ma molto ricco, decide di ritrarlo per immortalare la sua angelica bellezza. Il ritratto del ragazzo costa a Basil grandi fatiche e un’immensa emozione: il pittore dichiara di aver nascosto in quel quadro il segreto della sua anima.    

RECENSIONE;

Per chi ha voglia di leggere un romanzo fuori dall’etica morale, “il ritratto di Dorian Gray” è il libro perfetto. Ma come fa intendere lo stesso Oscar Wilde nel suo libro, la morale è anche questo: ogni eccesso, così come ogni rinuncia, reca la propria punizione.

Viti Giulia

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Narciso, la superbia della bellezza

Il mito di oggi tratta di una figura che ha ispirato parecchi ambiti, tra la pittura alla psicologia. C’è chi la considera una figura del tutto negativa caratterizzata dall’eccessiva superbia e chi invece vede nel suo atteggiamento egocentrico un simbolo di amor proprio. È la storia di Narciso, un giovane dalla bellezza incantevole che morì per il suo stesso fascino.

Il fiume Cefiso era innamorato di una ninfa, Liriope. Un giorno, decise di possederla, avvolgendola nelle sue correnti e dalla loro unione nacque uno splendido bambino, Narciso. Sua madre, dopo aver visto la bellezza di suo figlio, decise di rivolgersi dal vate Tiresia, uno degli indovini più abili, poiché curiosa del futuro del pargoletto. Lei si aspettava un futuro pieno di gloria e di fama per il suo bambino e rimase confusa quando il responso dell’indovino arrivò: Narciso avrebbe avuto vita lunga solo se non avesse mai conosciuto se stesso. Liriope non capì questa predizione troppo vaga e non dando troppo peso alle parole del vate Tiresia finì con il dimenticarsele.

Ma comunque, gli anni passarono e Narciso crebbe diventando un giovane dalla bellezza raffinata; era così bello che sia uomini che donne si innamoravano di lui. Narciso però, evitava qualsiasi legame amoroso e reagiva molto male se qualcuno insisteva troppo. Un episodio famoso è quello che vede come protagonista Aminia, uno spasimante di Narciso che non voleva demordere. Lui ricevette da Narciso come regalo una spada, come invito a suicidarsi. Il povero Aminia allora decise di trafiggersi il cuore, perché l’amore che provava era troppo forte per condurre la propria esistenza senza Narciso.

Il giovane dalla bellezza raffinata continuò quindi a condurre un’esistenza tranquilla, senza mai smettere di respingere tutti i suoi innamorati, fino a quando nel suo cammino non incontrò Eco.

Eco era una ninfa graziosa, che passava molto del suo tempo a fare compagnia alla dea Era. La dea era molto gelosa di suo marito: era sempre alla ricerca dei tradimenti di Zeus, così che potesse vendicarsi ferendo le sue numerosi amanti. Eco cercava di distrarla con continue chiacchiere così da poter permettere alle concubine di sfuggire all’ira di Era. Purtroppo la moglie di Zeus capì presto le vere intenzioni della ninfa e adirandosi condannò Eco a poter ripetere solo le ultime parole dei discorsi a lei rivolti per il resto della sua esistenza.

Eco vide Narciso per caso, mentre era impegnato in una battuta di caccia. Rimasta colpita dall’eleganza del giovane decise di seguirlo, facendo attenzione a non essere vista. Più lo osservava e più si innamorava, non aveva mai visto una persona così bella.

Narciso finì per perdersi ed Eco lo raggiunse per aiutarlo a ritrovare la via, con la speranza di poterlo conquistare. Il giovane però si rese conto delle reali intenzioni della ninfa e irritandosi rifiutò l’aiuto di Eco, per poi andarsene. Eco non riusciva a capire: come poteva Narciso essere così bello e allo stesso tempo così spietato? Ferita dalla crudeltà del giovane, la ninfa fuggì e decise di vivere in solitudine nel bosco. Continuò a struggersi per i sentimenti che provava per lui, i suoi pensieri erano rivolti solo al giovane. Il dolore la stava logorando e alla fine, smise di vivere. Di lei rimase solo la sua voce, che continuava a ripetere le dure parole che Narciso le aveva rivolto.

È così che gli dei scoprirono il comportamento crudele di Narciso e decisero di punirlo, mandarono Nemesi, la dea della giustizia e della vendetta. Lei trovò il giovane chinato presso una fonte d’acqua per dissetarsi e lo fece innamorare del suo stesso riflesso.

Narciso non aveva mai provato nulla del genere, il suo cuore iniziò a battere forte alla vista di quel bel giovane: si era innamorato del suo stesso riflesso. Provò a immergere le sue braccia nell’acqua per sfiorare la sua immagine, ma ovviamente il riflesso scompariva non appena provava a toccarlo. Narciso temeva che se si fosse mosso da quella fonte d’acqua avrebbe perso per sempre quel che considerava l’amore della sua vita e quindi rimase lì, continuando ad ammirare il suo riflesso e perdendo la cognizione del tempo; si dimenticò di prendersi cura della propria persona, smettendo di mangiare e di bere e chiaramente questa situazione non poté durare a lungo. Narciso morì in quella fonte d’acqua, provando ad abbracciare la sua immagine. Si era abbandonato all’amore che provava.

Quando le ninfe dei fiumi e dei laghi, le naiadi, e le ninfe delle foreste, le driadi, si recarono presso la sorgente per recuperare il corpo del giovane, non trovarono nulla se non un bellissimo fiore bianco, che prese il nome di Narciso.

Si narra che anche dopo la morte, Narciso non smise di bramare l’amore del suo riflesso. Infatti, mentre passava il fiume dei morti, lo Stige, per entrare nell’oltretomba, continuava a cercare il suo amato.

Toma Gabriela

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

Turning off

Il cuore che accelera,

il respiro fiacco,

un macigno sul petto,

quantità di voci sconnesse

che si accavallano nei pensieri.

 

Non riuscire a chiudere occhio

nonostante il sonno che tortura,

il cuore che  batte così forte da fare rumore,

il culmine in un sordo silenzio.

 

Perché ci si sente così?

Perché più cerchi di calmarti

più come esito ottieni solo una maggiore irrequietezza?

 

Il frastuono della paura,

la confusione intrisa di agitazione,

qual è il pomerio da solcare

per un po’ di gelida tranquillità?

 

Non sai niente, non sappiamo mai niente;

come si torna a respirare?

Le riesco a sentire, tutte quelle cose che hai in testa, dentro,

che non riesci a dare un senso logico alle emozioni.

 

L’aria che manca, la terra che trema

assieme al respiro

cadi e sudi.

 

Cosa ti assilla quando tappi le orecchie

e non riesci a riordinare i pensieri?

Voci assordanti urlano in uno spazio

troppo minuto per poterle contenere.

 

Hai paura, ne hai l’odore sulla pelle

e il sapore sulle labbra.

« Vorrei soltanto spegnere tutto

e sentire la mente più leggera».

Tassa Federica

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Pubblicato in: poesiando, Tír na nÓg

Tu

Passeggiare mano nella mano

Con lei che da sempre hai amato

E dà alla vita un senso meno vano

 

Come il koala all’albero, io a lei abbracciato

È lei che aspettavi, ma bisogna andare piano

Perché è la sola a dare alla vita un significato

 

Che al sol tuo pensiero

Il fiato viene corto

A vedere il tuo sorriso

Le parole vengono meno

 

L’averti accanto mi rende fiero

Poter avere quel supporto

 Che ho ritrovato nel tuo viso

La cura a ogni mio veleno.

Calicchia Emanuele

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, The jukebox

Elvis Presley e come ha cambiato per sempre l’industria musicale

È possibile chiamare qualcuno “the king”?  di certo quest’ultimo potrebbe essere  Elvis Presley.

Nonostante sia nato dal nulla per diventare una delle figure più riconoscibili del 20° secolo – e abbia superato i periodi di associazioni sbagliate, dal “grasso Elvis” alle voci di razzismo – Presley non è emerso semplicemente come un’icona di cultura data per scontata.  In questi giorni è più edificante considerarlo un innovatore, e fu proprio l’artista a innovare l’industria musicale .

L’industria musicale sarebbe irriconoscibile senza Elvis Presley;  insieme a Colonel Tom Parker, ha aiutato ad architettare la moderna residenza di Las Vegas e molto altro ancora.

Secondo il giornalista Pulitzer David Halberstram, Presley difficilmente sarebbe potuto arrivare in un momento migliore.

 “Una nuova giovane generazione di americani si stava staccando dalle abitudini dei suoi genitori e si stava definendo attraverso la musica”, scrisse Halberstram nel suo libro del 1993 The Fifties. 

E con l’avvento della nuova tecnologia, ovvero la radio, è arrivato un cambio di cultura musicale .

 “Le figure importanti dell’autorità non erano più sindaci o genitori”, ha continuato l’autore.  “Erano disc jockey, che riaffermavano il diritto all’indipendenza giovanile e guidavano gli adolescenti verso i loro nuovi eroi del rock”.

 Chi era il leader ideale per questo mercato emergente?  Nello spazio cinematografico, c’erano  Marlon Brando e James Dean.

 Poi, nella musica, è comparso Presley, che è arrivato pronto a condurre un gruppo adolescenziale dalla monotonia suburbana alla gioia frenetica della vita.

 

Come disse Panay, la partecipazione di Presley nel mondo cinematografico (G.I. Blues, Blue Hawaii e Girl Happy.)non era solo la prova che i musicisti potevano essere anche attori. 

L’intero video musicale poteva diventare una dimostrazione artistica .

 

 Si può notare che c’è un filo diretto da Love Me Tender e Jailhouse Rock a A Hard Day’s Night dei Beatles, Purple Rain di Prince e altro ancora.

Mentre i film di Presley sono a volte criticati come sciocchezze stereotipate che hanno bloccato la sua evoluzione creativa, l’uomo aveva serie aspirazioni come attore e la sua presenza in quello ambito era importante per lo sviluppo multimediale del pop.

 

Immaginate come l’universo pop sarebbe irriconoscibile senza Presley, senza la presenza di artisti che non mancano mai di lavare via la fatica della vita quotidiana, rendendola più vibrante, più significativa, più vivida e docile.

Michalak Natalia

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Nemesi e la nascita di Elena

Nel periodo pasquale può essere interessante recuperare un mito pagano, che tuttavia associa, esattamente come il pensiero cristiano, l’idea di nascita all’uovo: parliamo della nascita di Elena.

Sua madre Nemesi era figlia di Erebo e Notte, sorella di Etere (il giorno), Tanato (il dio della morte), Ipno (dio del sonno) ed Eris (dea della discordia).

In origine era la dea che premiava e castigava gli uomini per i loro meriti e demeriti, successivamente personificò la vendetta degli dei e la punizione per ogni cattiva azione. Perseguitava i malvagi e quelli che non sapevano fare buon uso dei doni avuti dalla sorte e tormentava senza tregua chi aveva in qualunque modo turbato l’ordine naturale e sociale della vita, non rispettando le regole.

In Grecia era oggetto di un culto speciale che, più tardi, l’accolse anche a Roma.

Esistono due varianti del mito della nascita di sua figlia Elena, il primo venne scritto da Igino e racconta di Zeus che, innamorato di Nemesi, cercò di conquistarla attraverso vari sotterfugi. Per vincere le sue resistenze, il dio si trasformò addirittura in un cigno e chiese ad Afrodite di fingere di dargli la caccia. L’espediente funzionò , perché Nemesi provò pietà per il cigno in fuga e gli offrì protezione, per poi accorgersi troppo tardi dell’inganno.

L’altra versione, invece, è quella di Eratostene e racconta che Zeus fosse innamorato di lei, ma Nemesi rifiutava i suoi favori. Per sfuggirgli la dea si trasformò in una oca selvatica, a sua volta Zeus si tramutò in un cigno e la raggiunse al tempio di Ramnunte. Lì Nemesi depose un uovo che abbandonò subito , un pastore lo scoprì e lo portò a Leda regina di Sparta. La donna lo tenne al caldo, in un cofanetto e da quell’uovo nacque Elena di Troia.

La fuga e le metamorfosi della dea dimostrano, la validità universale di lei quale ordinamento spirituale esistente che si può riassumere in queste parole: “ciò che viene offeso, si vendica”. Tale ordinamento non si lascia sopraffare: Nemesi è se stessa al più alto grado e nel modo più eminente proprio quando e in quanto è essa stessa a subire un’offesa e a venire apparentemente sopraffatta. L’offesa moltiplica lo spirito della vendetta: Nemesi partorisce e rinasce in sua figlia Elena considerata, forse non per caso, il motivo scatenante della guerra di Troia.

Lisi Alice

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Sequenziato per la prima volta l’intero genoma umano

A quasi 20 anni dal sequenziamento del 92% del genoma umano, è stato decifrato il restante 8%: una scoperta che ha importanti implicazioni anche in campo medico.


Un team di quasi cento scienziati del Telomere-to-Telomere Consortium ha sequenziato per la prima volta l’intero genoma umano: nel 2003 lo Human Genome Project era riuscito a sequenziarne il 92%, ma per quasi vent’anni nessuno era mai riuscito a decriptare il restante 8%.

 

PERCHÉ È IMPORTANTE? I ricercatori hanno svelato 400 milioni di nuovi nucleotidi che compongono il nostro patrimonio genetico, l’equivalente di un intero cromosoma: «Abbiamo scoperto geni che ci aiutano ad adattarci e a sopravvivere a infezioni e virus, geni fondamentali per capire in che modo l’organismo risponderà ai farmaci e geni responsabili del maggiore sviluppo del cervello umano rispetto a quello di altri primati», sottolinea Eichler, coordinatore dello studio.

Conoscere il 100% del genoma umano è importante anche perché consentirà agli scienziati di capire in maniera più chiara in che modo il DNA e le differenze genetiche influenzano lo sviluppo di malattie e per comprendere se la conoscenza delle caratteristiche di un genoma possa essere utile al momento di scegliere una cura piuttosto che un’altra.

 

Il sequenziamento è stato possibile combinando due metodi emersi nell’ultimo decennio: il primo, chiamato Oxford Nanopore e il secondo, il PacBio HiFi.

La CNN paragona la lettura del patrimonio genetico alla risoluzione di un puzzle al contrario: bisogna frammentare il DNA e ricavarne i tasselli, che vanno poi ricollocati nell’ordine corretto a comporre l’immagine iniziale. Fino ad ora i metodi di sequenziamento utilizzati non consentivano di spezzettare grandi sezioni del DNA e, per questo, il disegno rimaneva sempre incompleto: riuscendo a ricavare tasselli più grandi (sezioni più lunghe di DNA) è stato più semplice comporre il “puzzle” genomico.

Frezza Giorgia, Grassi Giorgia

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Formidable-Stromae

Tu étais formidable, j’étais fort minable

Questa è la canzone su un ragazzo abbandonato che cancella i suoi dolori nell’alcol e, avvicinandosi alle persone per strada, ci dà un’amara lezione sull’amore.
Formidabile, è il secondo successo dell’artista, è cantato con disperazione.
Stromae, ovvero Paul van Haver, è un artista e produttore multimediale belga.
Crea musica dance sintetizzata, generata con l’uso di tutti i nuovi metodi digitali di costruzione del suono.
Il meccanismo della sua musica coincide in uno strano rapporto con una voce molto particolare in cui l’ascoltatore può riconoscere una sorta di profonda tristezza.
Questa voce, forse, svela delle verità difficili… È stato proprio questo timbro che ha spinto tanta gente nel iniziare ad ascoltare la musica di Stromae.
Appaiono frequentemente nel testo della canzone i versi:
Otto volte appare la frase Nous étions formidables.
Otto volte appare la frase Tu étais formidable j’étais formidabile testi.
Quattro volte appare la ripetizione della parola Formidable.

Nel video musicale girato con telecamere nascoste in Place Louise a Bruxelles, Stromae ha interpretato il ruolo di un ragazzo ubriaco, con sorpresa di alcuni passanti. I media in seguito hanno ipotizzato che l’artista fosse davvero ubriaco. Il regista della clip, Jérôme Guiot, ha spiegato che si è trattato di un esperimento sociale: “Un ragazzo ha filmato Stromae in una stazione di servizio mentre era seduto in macchina a mangiare qualcosa. Il film è diventato virale, il che era assurdo. Spendiamo migliaia di euro producendo video, e questo ragazzo si è comportato come uno deficiente per cinque minuti e ha ottenuto tanti like quanti ne abbiamo fatti con il nostro lavoro. Ci siamo chiesti cosa apprezzerebbe di più la gente?: una clip decente o un film che mostra uno scandalo con un personaggio famoso? ( …) Le reazioni sono state diverse da quelle che ci aspettavamo – le persone hanno riconosciuto Stromae, ma invece di aiutare l’ubriaco, lo hanno registrato e caricato brevi video su YouTube. Questo video non mostra il mondo in cui voglio vivere, ma a quanto pare vivo dentro. ” Il video ha vinto il premio musicale francese Victoires de la Musique nella categoria “Best Clip” nel 2014.

Racine carrée è stato ispirata alla vera storia della famiglia di Paul: metà belga, metà tutsi. Suo padre era un emigrato in Belgio per ottenere un’istruzione.
Lì conobbe la madre di Stromae e lì nacque il loro figlio.
Pochi anni dopo questo evento, il padre dell’artista decise di tornare in Ruanda, decidendo di separarsi dalla famiglia in nome dell’aiuto del nonno Stromae nella fattoria.
Cinque anni dopo aver preso questa decisione, Tutsi morì nel genocidio. Secondo Stromae in un’intervista online con College Tour NTR, il corpo di suo padre non è mai stato trovato, è rimasta solo la sua maglietta con la carta d’identità.
(Nel 1994 in Ruanda sono state uccise da 500.000 a 800.000 persone, gli assai hanno utilizzato principalmente machete, quindi la successiva identificazione dei corpi è stata estremamente difficile. I siti commemorativi in ​​Ruanda sono pieni di ossa umane per le quali nessuno si è offerto volontario. Tra questi ci sono probabilmente i resti del padre di Stromae.)

Michalak Natalia

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Zero rimpianti

La neve ad aprile, come zucchero a velo, spolvera la città e ricorda l’inverno passato.

Delicatamente copre le margherite nei campi e i loro petali candidi si confondono.

I prati verdi, convinti che la stagione fredda fosse finita, vengono abbelliti di bianco.

Io ammiro stupita e incredula.

La natura ci sorprende sempre, non sai mai cosa aspettarti, non segue schemi prefissati, fa quello che si sente senza avere paura.

A volte dovremmo prendere spunto anche noi dalla natura, lasciarci trasportare dall’istinto, senza badare alle conseguenze, perché la vita è troppo breve per avere rimpianti…

Cirillo Giorgia

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I lavoratori di Amazon a New York fanno la storia votando per formare un sindacato

L’Amazon Labour Union (ALU) ha ottenuto una vittoria storica il 1° aprile, diventando il primo sindacato in assoluto a organizzare con successo i dipendenti Amazon. Christian Smalls, un lavoratore licenziato motivato da quello che considerava un trattamento inadeguato, ha radunato i suoi colleghi durante il processo e, nel gennaio 2022, ha ottenuto voti sufficienti per qualificarsi per un’elezione formale. Venerdì, i lavoratori del magazzino JFK8 di Amazon hanno votato per il sindacato, 2.654 contro 2.131. È stata una vittoria duramente conquistata, arrivata dopo anni di lavoro, e gli attivisti sindacali sperano già di applicare la stessa tattica alle centinaia di migliaia di magazzinieri Amazon nel resto del paese. Dopo l’inciampo della RWDSU nelle elezioni di Bessemer l’anno scorso, la neonata Amazon Labour Union sta indicando un percorso diverso da seguire e costringe Amazon a dare un’occhiata in secondo piano alle condizioni di lavoro in molti dei suoi centri di distribuzione. L’ALU ha sviluppato il proprio playbook all’inizio. Invece di bussare alle porte dei colleghi, gli organizzatori si sono accampati vicino al magazzino, distribuendo pubblicazioni, rispondendo a domande e condividendo notizie su quanto Amazon stesse spendendo per cose come stipendi aziendali e consulenti del lavoro. Hanno cambiato rotta quando necessario, concentrandosi solo su due magazzini di New York, JFK8 e LDJ5, e hanno utilizzato i video dei social media per aumentare la consapevolezza. Hanno persino tenuto banche telefoniche, chiamando tutti i lavoratori idonei a votare alle elezioni. Ancora più importante, gli organizzatori affermano che Amazon ha sottovalutato la loro determinazione. In un’intervista con The Verge, Gerald Bryson, il sergente d’armi dell’ALU, ha affermato che la compagnia aveva un atteggiamento sprezzante nei confronti di lui e dei suoi colleghi organizzatori. Ha fatto ripetuti riferimenti al modo in cui i rappresentanti di Amazon li chiamavano “teppisti” inarticolati, comportamento che è stato citato in una causa dal National Labor Relations Board (NLRB).

Ascani Tommaso

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Miss irresistibile

Il contenuto di quest’articolo potrebbe urtare la sensibilità di alcuni lettori. Se si è facilmente impressionabili, se ne sconsiglia la lettura.

Oggi parleremo della storia di Christine Marie Paolilla nata a New York nel 1986 e rimasta orfana di padre all’età di 2 anni. La sua infanzia è tutt’altro che felice. Dopo aver perso anche suo nonno e la sua bisnonna comincia a soffrire di alopecia acuta e ad avere problemi di vista. È così costretta ad indossare parrucche e grossi occhiali che la porteranno ad essere vittima di bullismo. All’età di circa 12 anni la conoscenza di Christofer Snider di tre anni più grande, con cui si frequenterà fin quando lui non verrà arrestato per aver rubato una macchina. Christine inizia il liceo e viene da subito isolata e presa di mira. La situazione migliorerà quando verrà affiancata dalle ragazze più popolari della scuola: Rachael Koloroutis e Tiffany Rowell. Le due ragazze le daranno consigli su come truccarsi, quale parrucca indossare e come utilizzare le lenti a contatto. Christine si trasformerà completamente tant’è che nel 2003 venne eletta “Miss Irresistibile”. Una volta uscito di prigione, Christofer, cercherà subito di ricontattare la sua ex fidanzata con cui torna insieme nonostante le opposizione da parte di sua madre e delle sue amiche. Questi primi litigi portano le 3 ragazze ad allontanarsi. Rachael e Tiffany formeranno un altro gruppo insieme a Marcus Precella, fidanzato di Tiffany, e suo cugino Adelbert Sancez. L’estate dopo il diploma il padre di Tiffany andrà in vacanza con la sua fidanzata lasciando casa libera e la possibilità a sua figlia di organizzare festini ogni sera. Ed è proprio in questi giorni che si verificherà la tragedia. Una ragazza recatosi alla festa si troverà davanti ad una scena agghiacciante. I 4 ragazzi erano in soggiorno, senza vita, con numerose ferite di arma da fuoco e varie percosse. Viene subito chiamata la polizia ed iniziano le prime indagini mentre il padre di Tiffany metterà a disposizione 100 mila dollari per chiunque abbia informazioni sul caso. Christine è distrutta dalla perdita delle sue amiche ed insieme al suo ragazzo comincia a fare uso di sostanze stupefacenti e a compiere numerosi furti. Christofer verrà arrestato quando lei riceverà ,a 18 anni, l’eredità del padre di 400 mila dollari con cui comprerà una casa e una macchina. Continuerà però con la sua dipendenza e verrà chiusa in una comunità per ben 3 volte. Qui farà la conoscenza del suo futuro marito Justine. Nel luglio del 2005 i due coniugi si trovavano a casa a vedere la televisione fin quando al telegiornale passarono la notizia dei 4 ragazzi morti 2 anni prima. Vengono mostrate anche le immagini dei due presunti assassini e a vedere quelle immagini Justine viene preso da una terribile sensazione che verrà confermata qualche mese più tardi. I due, infatti, avevo ricominciato a fare uso di sostanze e dopo essersi somministrati l’ennesima dose la ragazza comincia ad avere potenti allucinazioni che la porteranno a confessare tutto a suo marito. Nel 2003 Christine e Christofer si erano recati a casa di Tiffany con due pistole con l’intento di comprare dell’eroina da Adelbert che era dentro il circolo della droga. La situazione era degenerata e Christofer sparò ai ragazzi mentre Christine alla sue amiche. Justine rimase sconvolto e riuscì, solo qualche mese dopo, a fare una telefonata anonima alla polizia a cui raccontò tutto. Christine venne subito arrestata mentre Christofer, venuto a conoscenza che la polizia lo stava cercando, si tolse la vita. La ragazza è stata condannata all’ergastolo ed è tutt’oggi in prigione e se non fosse stata minorenne al momento dell’omicidio sarebbe stata condannata alla pena di morte.

Frioni Alice, Timofte Alessia

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, W.A.P.

I templi di Angkor

Il complesso archeologico di Angokr, non è solo il più importante della Cambogia, bensì di tutto il sud-est asiatico, un tempo luogo di culto, si trova vicino alla capitale Khmer. Questi templi sono una delle mete turistiche più note del paese ed ogni anno accolgono milioni di visitatori.

 

Non tutti i templi sono aperti al pubblico, infatti solo 50 sono effettivamente visitabili, a causa del comune desiderio di visitarli tutti, i visitatori spesso decidono di fermarsi per qualche giorno.  Non molti sanno, che i templi di Angkor non sono tutti uguali, nonostante alcune caratteristiche comuni nei templi minori, l’aspetto architettonico fa notare le diverse peculiarità delle strutture. Nonostante sia possibile girare tutto il complesso di Angokr  a piedi, è stato anche inserito un servizio di tuk-tuk, caratteristico taxi a tre ruote, che salva molti turisti dal torrido caldo estivo cambogiano.

Imperdibile è l’Angkor Wat, edificio più grande del complesso, che non a caso è definito come l’ottava meraviglia del mondo; circondato da un grande fossato, il tempio si compone di gallerie concentriche, cortili e possiede addirittura cinque grandi torri, questa splendida visita, si prenderà almeno qualche ora.

 

 

Da visitare è anche il Bayon, noto per le sue enormi statue, fatte costruire a sua somiglianza dal re di quel tempo, Jayavarman VII.

Passeri Rebecca Diana , Toti Francesca

Marucci Sophia, Ambrosi Beatrice

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, Macusa

Il mito delle sirene

Belle, misteriose e seducenti, le Sirene rappresentano ormai una

 ben radicata nel nostro immaginario collettivo.

Sono tante le immagini che si affollano nella mente quando si sente parlare di questa figura mitologica, spesso rappresentata come una bellissima creatura con il busto da donna e la coda da pesce.

Le sirene, nel mito greco erano delle figure mitologiche nonché religiose. Le leggende sulle sirene però risalgono a ben prima, al tempo degli Assiri e dei Babilonesi, dove si narrava della dea Atargatis, mezza donna e mezza pesce.

 

La sirena però,, non ha sempre avuto l’aspetto con cui oggi la conosciamo: in molte fonti viene descritta come un incrocio tra una donna e un uccello, ma, a prescindere dalla sua morfologia ittiforme o ornitomorfa, resta il simbolo assoluto del desiderio erotico e del pericolo.

I pittori greci le rappresentavano come degli esseri maschili con la barba, a volte con le mammelle, a volte con degli artigli sui piedi, il che le renderebbe simili alle Arpie. Secondo la leggenda, suonavano la lira o il doppio flauto per accompagnare il loro ammaliante canto.

 

La prima caratteristica che identifica e definisce le sirene è la voce, il canto. Uno dei passi più celebri della letteratura che le vede protagoniste è quello dell’Odissea, in cui le incantatrici, con il loro canto stupendo ammaliavano i marinai, per attirarli verso la loro isola e per poterli poi uccidere, ricoprono difatti  il ruolo di minacciose insidie per Odisseo e i suoi uomini. Per resistere al loro richiamo, sotto consiglio della maga Circe, l’eroe protegge i suoi compagni riempiendo di cera le loro orecchie, e legando se stesso all’albero maestro della nave, riuscendo difatti a salvarsi dalle sirene.

 

Questo episodio incarna la capacità dell’uomo di riuscire a sconfiggere l’emblema della tentazione e dello sviamento, grazie all’astuzia e alla forza di volontà.

 

 

 

Fiorini Sofia e Vernile Martina.

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Sisifo e il peccato della furbizia

La storia ricorda Sisifo come un re scaltro, avido e malvagio. Era figlio di Enarete e di Eolo, marito di Merope e padre di Glauco, Ornizione,Tersandro e Almo. La leggenda di Sisifo comprende numerosissimi episodi, ognuno dei quali è la storia di un’astuzia.

Tra gli episodi più famosi abbiamo quello riguardante Autilico, figlio di Ermes e Chirone, famoso ladro della mitologia greca,  che commetteva continuamente furti del bestiame di Sisifo. Il re, stanco di questa situazione, riuscì a provare chi fosse il colpevole del furto attraverso un monogramma che aveva inciso all’interno degli zoccoli dei suoi animali. Poiché molto rancoroso, si vendicò seducendo la figlia di Autilico, Anticlea, la madre di Odisseo. Infatti, per quanto si pensi che sia Laerte il padre del mitico eroe Ulisse, secondo alcuni autori è Sisifo il vero genitore. Spiegherebbe in questo modo la furbizia tanto famosa di Odisseo.

Di questo scaltro re vengono ricordati anche gli scontri con la sua stessa famiglia. Sisifo aveva un fratello di nome Salmoneo che odiava come non aveva mai odiato nessuno. Alla morte del padre Eolo, Salmoneo usurpò il trono, anche se spettava di diritto a Sisifo. Lui si rivolse all’oracolo di Delfi per trovare il modo migliore per spodestare suo fratello: avrebbe dovuto generare dei figli con sua nipote, Tiro, figlia di Salmoneo. Quindi Sisifo la sedusse e dalla loro relazione nacquero due figli, ma Tiro, dopo un po’, si rese conto che Sisifo non stava con lei perché innamorato, ma perché desideroso di vendetta. Quando capì l’inganno dello zio decise di uccidere i due figli che aveva avuto con lui. Questo gesto però portò Sisifo a vincere la lotta contro il fratello perché si presentò nella piazza del mercato di Larissa e mostrò i cadaveri dei suoi figli affermando che Tiro li aveva generati con il padre Salmoneo. Fu così che il fratello di Sisifo fu esiliato perché ritenuto colpevole d’incesto. .

Ma l’episodio più ricordato è quello dove riuscì ad ingannare addirittura tre dei: Zeus, Thanatos e Persefone. Zeus aveva rapito una ninfa di nome Egina, figlia del dio fluviale Asopo. Il padre della ninfa, dopo essersi reso conto dell’accaduto, andò a cercare la figlia e giunse fino a Corinto, chiedendo notizie al re. Sisifo sapeva che era stato Zeus a rapire Egina, perché mentre stava cercando di trovare una soluzione alla siccità di Corinto li vide insieme. Sisifo ebbe un lampo di genio, promise ad Asopo di rivelargli il nome del rapitore, a condizione che facesse scaturire a Corinto una fonte d’acqua perenne. Asopo troppo preoccupato per la figlia accontentò il re e gli donò la fonte Pirene risolvendo così il problema della siccità; dopodiché Sisifo gli narrò l’accaduto. Asopo allora si avventò con collera su Zeus e il padre degli dei, dopo essere sfuggito dalla rabbia del dio fluviale, chiese a suo fratello Ade di inviare Thanatos, il dio della morte, a rapire Sisifo per rinchiuderlo nel Tartaro. Ma come si è capito, Sisifo non era uno sciocco. Quando Thanatos arrivò a casa sua, lo fece ubriacare, per poi incatenarlo e rinchiuderlo in una cella sotterranea. Questo però generò una situazione gravissima perché nessuno poteva più morire: Ares, il dio della guerra, ne fu profondamente turbato, perché le battaglie senza morti non avevano senso. Quindi decise di intervenire liberando Thanatos che riuscì a condurre Sisifo nel tartaro. Quello che gli dei non sapevano è che Sisifo aveva già pensato anche a un avvenimento del genere. Lui aveva imposto alla moglie di non seppellirlo così da avere motivo per protestare con gli dei dell’empietà della donna. Appena varcata la soglia del palazzo di Ade, si recò al cospetto di Persefone e le disse che, poiché la sua famiglia non si era occupata della sepoltura del suo corpo, lui sarebbe dovuto ritornare nel mondo dei vivi per provvedere al suo funerale e punire l’empietà dei suoi familiari. Per convincere la dea della primavera le promise di ritornare nel giro di tre giorni. Persefone si lasciò dunque ingannare e concesse a Sisifo la sua proposta. Ma appena fu tornato nel mondo dei vivi, Sisifo non mantenne la promessa e riprese la sua vecchia vita di uomo ingannevole fino a tarda età. Dopo un lungo regno, Sisifo venne sepolto sull’Istmo. Gli dei in seguito lo punirono gravemente per le empietà e malizie che aveva compiuto non solo agli uomini, ma anche agli dei stessi: fu condannato nell’Ade a trasportare in eterno, alla sommità di un monte, un masso che, appena giunto in cima, rotolava nuovamente a valle dall’altra parte.

 

Così si concluse la vita di Sisifo, punito a un ciclo senza fine per aver usato la  sua grande ingegnosità per interesse personale, finendo così per sfidare gli dei.

Toma Gabriela

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Blackout in tutta Europa

Le fonti rinnovabili non sono al passo con la vita di tutti giorni

Allenamento finito, torno a casa, una meritata doccia calda e poi di corsa sul divano a guardare netflix. Prima di entrare in doccia chiedo ad alexa di riprodurre la mia playlist su spotify e come mio solito do inizio ad un karaoke sotto l’acqua, che scorre rapida su di me trascinando via con se qualsiasi tipo di preoccupazione. Nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe successo di lì a poco; tutto d’un tratto il karaoke venne interrotto da un silenzio sepolcrale e di seguito anche la luce andò via e l’acqua smise di uscire. Passarono alcuni secondi in cui rimasi immobile, quasi indifferente alla situazione che mi circondava, il silenzio venne interrotto dal profondo urlo di mamma, che ci teneva a farmi sapere che probabilmente per l’ennesima volta nel giro di un mese, c’era stata un’interruzione elettrica nel nostro condominio, senza preavviso. In realtà no; la mamma si sbagliava, la situazione era più ardua del previsto e si trattava di tutt’altra cosa. Rischio blackout in tutta Europa.

Non si parla più solo del mio appartamento, o solo del mio condominio, o solo del mio quartiere, o solo della mia regione, no, perlomeno non più, questa condizione ricade su tutta l’Europa. Secondi, minuti, ore interminabili nell’attesa che alexa si riaccenda, la musica riparta e insieme ad essa anche i riscaldamenti, perché sì effettivamente ora inizia a fare un po’ freddino, e poi il telefono si sta scaricando e l’ambiente è tetro e tenebroso e non mi piace molto. 

Alla leggerezza però inizia ad accompagnarsi la preoccupazione, la seguono poi mille domande, “da cos’è dettato questo blackout?”, “e se tutto il mondo si spegnesse?”, “e se si trattasse di una catastrofe apocalittica?”, impossibile non aver fatto almeno uno di questi pensieri in queste circostanze. Purtroppo non si tratta di uno scherzo, si va incontro ad un vero e proprio scenario da incubo, in cui probabilmente si assisterà ad un blackout energetico in grado di colpire tutta l’Europa, a seguito dei cambiamenti nell’ambito del settore energetico. Tutto questo perché le fonti rinnovabili (quali sole e vento ad esempio) non sono al passo con noi e con le nostre esigenze, crescono troppo lentamente e non sono costanti. A seguito di questo quindi, potrebbe emergere un “nuovo mondo” che volge lo sguardo al passato, ma mantenendo le necessità della modernità; un esempio forse banale, ma in grado di farci riflettere, potrebbe essere la comunicazione, quella che oggi avviene tramite chiamate o sms, whatsapp o instagram o per intenderci qualsiasi altro social network di cui oggi noi facciamo un uso costante, ecco, nel caso in cui dovesse esserci un blackout totale, dimentichiamo tutto questo. L’alternativa potrebbe essere tornare alle lettere, alla posta scritta a mano ed eventualmente questo potrebbe essere anche un modo per mettere alla prova i rapporti di amore o di amicizia a distanza, ma siamo sicuri che c’è davvero qualcuno disposto ad indietreggiare così tanto, per poter permettere al mondo di andare avanti?

 

Il nostro articolo è un assaggio di una proiezione nel futuro, ad oggi ci sono articoli come quello della repubblica che ci dice “Al momento non sono in vista distacchi programmati o blackout (come quello avvenuto giorni fa a Berlino con centinaia di migliaia di persone restate al freddo per ore) ma il rischio è dietro l’angolo e gli esperti invitano alla prudenza per i prossimi mesi”, possiamo momentaneamente stare tranquilli, “ Anche le società elettriche consultate, le maggiori, confermano che l’attenzione deve rimanere alta ma non ci sono le condizioni di preoccupazione”. Ma esortiamo tutti, partendo da noi, a comportamenti più ecologici e responsabili. Menzioniamo quindi il gruppo ecologico del Luigi Pietrobono, vi consigliamo di dare uno sguardo alla loro pagina. Quali potrebbero essere le cause di questo blackout? Sono diverse, che prese singolarmente non impauriscono, ma sommate ci creano davvero terrore. verde. Le fonti rinnovabili d’energia non crescono abbastanza velocemente, la siccità eolica, gas e il litio scarseggiano, con il consecutivo aumento dei costi e per gli investimenti.

Stirpe Arianna, Morante Maria Bracaglia

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

Il mio castello di carte cade e io sono proprio lì sotto e subisco.

Tutti hanno qualcosa che io non ho, tutti eccezionali in qualcosa mentre io affogo nella mia normalità.

Non sentirsi amati genera in me solitudine; questi due aspetti sono la peggiore disgrazia che potesse capitarmi.

5/08/2019

Uspini Francesco

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La nostra storia

E forse non c’è frase più banale

Di un ti amo detto prima di andare,

col desiderio d’ un ultimo abbraccio,

il più bello, dato proprio sul finale

e con un lungo sentiero da affrontare,

i passi sull’impervio sentiero traccio

per non scordare tutte le passate difficoltà

che insieme abbiam sempre superato,

tanto che l’anima alla tua era ancora più unita

e nulla il nostro amore mai separerà,

tu che in me il sorriso hai riportato,

quello che avevo scordato da una vita.

 Calicchia Emanuele

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

La primavera arriva per tutti

Il tuo coraggio mi sorprende sempre, rimani forte tra tante delusioni e non permetti a nessuno di avvelenarti la vita.

 

Il tuo umorismo mi riempie il cuore e come una vampata di aria fresca, rigenera il mio umore malinconico.

 

La tua dolcezza nel parlare, mi fa riacquistare fiducia nell’umanità e mi fa pensare che nonostante tutto c’è ancora qualcuno capace di non ferirti.

 

Il un mondo di disastri, ci sei tu, che con i tuoi modi di fare mi rincuori la vita.

 

In un mondo di ostilità, ci sei tu, a ricordarmi che per quanto possa essere difficile

la primavera arriva per tutti…

 Cirillo Giorgia

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

Amori platonici

Mediamente, mi innamoro una volta al giorno.
Sull’autobus, in centro città, alla fermata della mattina, al supermercato, su TikTok. Inutile dire che questi amori durano dalle due ore ad un intero pomeriggio, un arco temporale sufficiente per compiere un paio di viaggi mentali, e ritornare con i piedi a terra.


C’è Jennifer Aniston, c’è Chandler Bing, c’è quell’ex per la mia migliore amica e la cotta insuperabile di mio cugino.
Ci sono amori collaudati, ci sono amori segreti, infantili,
amori eterni e impossibili,
travolgenti e travagliati,
delicati.

Ecco, pensavo che tutto ciò capiti poche volte in una vita intera, ma come dice Liliana D’Arpe, quando succede, allora vale una vita intera.


Ma ci sono anche gli amori distanti, irrealizzati e irrealizzabili,
platonici, che, invece, saranno una fissa costante,
quelli del momento sbagliato, che forse in un universo parallelo si sfiorano, si congiungono, si tengono.

Vedete, io sono piena di amori platonici, e va bene anche così. Infatuazioni e colpi di fulmini che mi hanno fatto toccare il cielo con un solo dito, ma che, d’altronde, non si son mai concretizzati.
La psicologia dice che l’amore platonico è una relazione mentale che vive nell’immaginario più puro e non implica un desiderio sessuale; per Platone stesso, non si può raggiungere una tale purezza perché l’amore platonico, idealizzato, sarebbe perfetto ed è possibile trovare la perfezione solo nel mondo delle idee, cioè non nel mondo reale – di fatto, nulla è perfetto.

Sembra irraggiungibile.

Ma credo sia anche un sentimento, un legame che prende due anime e le unisce nel modo più genuino nell’affinità mentale, alla ricerca e scoperta della bellezza interiore.

Lui posso descriverlo così.
Non era innamorato di me, come io non lo ero di lui, ma quegli sguardi, quegli abbracci e quei baci rubati e innocenti, dati a fior di labbra, di nascosto parevano quasi dire il contrario.
L’aver deciso improvvisamente di prendere la macchina e andare a Terracina a vedere l’alba, quelle serate a bere una birra davanti ad un tramonto, quelle conversazioni di notte. Le carezze, l’aver condiviso le ansie e le paure per un futuro così incerto, la chiamata di noi due brilli dopo aver litigato; le canzoni cantate a squarciagola, la paura di perderci nonostante non ci appartenessimo.
Tutti quei messaggi fra le stelline di WhatsApp, i sorrisi più imbarazzati, le risate da foche asmatiche, le foto mosse, lo scompigliargli i capelli nonostante gli desse fastidio; le sorprese sotto casa, l’esserci sempre stati l’uno per l’altra, nel bene e nel male.

Ogni tanto ci sentiamo, sapete? Ritorniamo nella mente l’uno dell’altra, o forse non ce ne siamo mai andati.
Eravamo più che amici, ma meno di una coppia e sapevamo che non potevamo essere nulla più di questo.

 Fagiolo Elena

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PAPA ROACH CON “EGO TRIP”

Papa Roach, gruppo musicale americano che crea musica compresa tra rock e metal .
La band si è formata a Vacaville, in California, nel 1993. Jacoby Shaddix (cantante della band) ha usato lo pseudonimo di “Coby Dick” durante l’uscita del primo album, in seguito è stato anche conosciuto come “Jonny Vodka”.
Il nome del gruppo deriva dal soprannome del
papa roach 2021
nonno di Coby “Papa”, e dal suo cognome: Roatch.
I membri del gruppo sono Jacoby Shaddix, il cantante, Jerry Horton, che suona la chitarra, Tobin Esperance, che suona il basso e Tony Palermo, che suona la batteria e le percussioni.
Inizialmente, il gruppo era conosciuto solo intorno alla città d’origine (Vacaville). Il singolo che ha reso famoso il gruppo “Last Resort”, è tratto dall’album Infest.
Il gruppo ha venduto oltre 10 milioni di copie di dischi in tutto il mondo.
La band ha fatto un’apparizione come ospite nella canzone “Anxiety” dall’album Elephunk dei Black Eyed Peas .
Alcune delle loro influenze sono: Motley Crue, Faith No More, Social Distortion, Red Hot Chili Peppers, Rage Agaist the Machines, MC5, Poison, Stone Temple Pilots e Fugazi.

La band ha annunciato l’uscita di “Ego Trip”, l’undicesimo album dei Papa Roach uscirà l’8 aprile 2022 e sarà composto da 14 canzoni.
Tra queste i brani già pubblicati dai Papa Roach: Stand Up, Dying To Believe, Kill The Noise, Swerve (con Jason Aalon Butler dei FEVER 333 e Sueco) e l’ultimo singolo condiviso con i fan, Cut The Line.
tracklist di Ego Trip:

  1. ‘Kill The Noise’
  2. ‘Stand Up’
  3. ‘Swerve’ feat. Jason Aalon of Fever 333 & Sueco
  4. ‘Bloodline’
  5. ‘Liar’
  6. Ego Trip’
  7. ‘Unglued’
  8. ‘Dying To Believe’
  9. ‘Killing Time’
  10. ‘Leave The Light On’
  11. ‘Always Wandering’
  12. ‘No Apologies’
  13. ‘Cut The Line’
  14. ‘I Surrender’

Michalak Natalia

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

In acre vitae

Il tempo che scivola

tra le dita

e tu che lo perdi a guardare la vita scorrere

veloce, senza correre mai con lei,

fermo, in bilico su te stesso.

 

L’arbitraria ingerenza di quella sensazione

di vuoto abissale,

nel pensare che più ti conoscano

meno ti amino.

 

Quella risata d’omologazione

nel frastuono dei risi altrui,

senza mai sentire davvero

gli zigomi che tirano e lo stomaco che brucia.

 

Lo schiocco di dita

che pone fine al tuo stato di trance,

gli occhi asciutti che bruciano e

la precaria attenzione riportata su sordi vocii

e cibo spazzatura dei fast food.

 

La necessità d’approvazione

e stima

da parte dell’unica persona

che ti disprezza, ti biasima.

 

Quando ti succede qualcosa

e non sai a chi poterlo raccontare,

quando risenti una vecchia canzone in radio

ma non riesci più a cantarla a squarciagola,

quando ti guardi intorno

e non trovi chi avresti voluto incontrare.

 

È questo l’amaro della solitudine

o è soltanto l’impotenza di chi

la propria vita

riesce solo a viverla

da lontano?

Tassa Federica

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Il mito di Kaguya-hime e l’origine del nome Monte Fuji

La leggenda racconta di un vecchio tagliabambù che, passeggiando in un bosco, si imbatté in un uno stelo di bambù splendente nella notte. Quando lo spaccò a metà, però, al suo interno trovò una bambina così minuscola che poteva stare sul palmo della sua mano.

Il vecchio immaginò che fosse un dono degli dei: infatti lui e la moglie erano vecchi e non avevano potuto avere figli. Decise quindi di portarla a casa e di crescerla.

Da quel momento in poi ogni volta che il vecchio tagliava una canna di bambù, all’interno ci trovava sempre una moneta d’oro, che gli permise di arricchirsi in breve tempo. La ragazza fu chiamata Kaguya-hime, ma conosciuta soprattutto come “la principessa splendente”. Crescendo acquistò una straordinaria bellezza, al punto che le si presentarono alla porta cinque principi che la chiesero in sposa.

La ragazza stabilì una competizione tra i nobili ovvero, la ricerca di alcuni tesori impossibili da trovare: la sacra ciotola del Buddha, un ramo di un albero dal tronco d’oro e dalle foglie d’argento, la pelle di un topo di fuoco della Cina, il gioiello multicolore sulla testa di un drago e la conchiglia nascosta nella pancia di una rondine.

Nessuno portò mai a compimento l’impresa, nemmeno con l’imbroglio, e anzi uno dei principi perse la vita nel tentativo.

Con l’avvicinarsi dell’autunno però Kaguya-hime diventava sempre più introversa. Quando il vecchio padre le chiese il motivo, lei rispose di appartenere a un altro mondo.

L’imperatore, che era uno dei suo pretendenti, la sentì e, per non lasciarla andare, circondò la casa della ragazza con i soldati. Ma dalla Luna scesero dei guerrieri per proteggere la donna, che accecarono i soldati.

Quando fu il momento, gli emissari della Luna vestirono Kaguya-hime con un abito piumato appartenuto ad un’antica ancella celeste e subito i suoi ricordi della Terra svanirono. E fu così che attratta da una forza invisibile, la giovane venne portata sulla Luna.

Prima di andare, la ragazza lasciò ai suoi genitori la sua veste fatta di fili d’oro e un elisir di immortalità con una lettera di addio da consegnare all’imperatore.

L’imperatore la lesse, ma fu travolto da uno sconforto enorme e stabilì di non voler vivere in eterno se non poteva stare con la sua amata. Per cui bruciò l’elisir sulla cima della montagna più alta del Paese, il punto più vicino alla Luna.

La montagna era il Monte Fuji, il suo nome deriva infatti dal giapponese fushi, che significa «immortalità».

La festa O-Tsukimi (che significa «ammirare la Luna piena») viene celebrata ogni anno in Giappone e ha origine nel Festival di metà autunno cinese. Nel tempo della sua nascita, i nobili della corte Heian (periodo tra il 794 e 1185 d.C.) si riunivano per guardare la luna piena, comporre musica e versi di poesia. Nella tradizione cinese aveva infatti un carattere poetico, mentre i giapponesi la trasformarono in una ricorrenza agricola.

Oggi lo tsukimi si celebra offrendo alla luna i celebri tsukimi-dango 月見団子, dolcetti di riso glutinoso la cui forma ricorda quella della luna piena, insieme a ciuffi di susuki, graminacea che somiglia al riso e che viene offerta, in sostituzione a questo, come buon auspicio per il raccolto (tradizione che risale al periodo Edo). Oltre, ovviamente, a dedicarsi alla contemplazione della bellissima luna piena. Per questa ricorrenza si consumano anche piatti “dedicati”, come ad esempio gli tsukimi soba o udon, conditi con un uovo crudo coperti da brodo bollente e alghe nori. Il tutto accompagnato da una tazza di Tè Matcha tradizionale.

Lisi Alice

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, Next Tech

Tocco artificiale: la nuova tecnologia che rende la realtà virtuale più immersiva

Apri una porta e ti colpisce – un bagliore di calore sulla tua pelle. Ti prepari per entrare, combattendo contro il fumo e il caldo. Le fiamme tremolano intorno a te mentre ti fai strada attraverso un edificio in fiamme. Trovi ciò per cui sei venuto e scappi. Fuori fa così freddo che inizi a tremare, mentre mani e piedi diventano insensibili. Ma poi rimuovi l’auricolare e tutto si ferma. Hai appena finito un esercizio di allenamento incredibilmente realistico. Nessuna di quelle sensazioni è stata causata da cambiamenti nell’ambiente circostante, anche se sembravano reali. Invece, sostanze chimiche accuratamente selezionate per imitare sentimenti diversi sono state pompate sulla tua pelle. Tali stimolanti sono stati a lungo utili per comprendere il tatto, il più complesso di tutti i sensi umani.

Negli anni ’90, gli studi sulla capsaicina, un estratto di peperoncino e sul mentolo, presenti nella menta piperita, ci hanno aiutato a definire come i nostri corpi reagiscono al caldo e al freddo. Ora, Jasmine Lu e i suoi colleghi dell’Università di Chicago stanno usando questa conoscenza per creare sensazioni indotte chimicamente, per rendere gli ambienti virtuali sorprendentemente realistici. In una tecnologia soprannominata chimica aptica, hanno costruito un dispositivo indossabile che, se posizionato sulla pelle, può far provare a chi lo indossa una serie di sensazioni – calde o fredde, intorpidite o formicolio – su richiesta. I suoi usi potrebbero includere la creazione di mondi virtuali intensamente realistici che i giocatori possono esplorare o per addestrare i vigili del fuoco. Ma saremo mai in grado di replicare completamente l’esperienza di toccare qualcosa di reale, e cosa potremmo perdere se non riuscissimo? Tra i crescenti discorsi sui metaversi, tali domande sono sempre più importanti.

Ascani Tommaso

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, Macusa

Chupacabra

Correva l’anno 1995 e nell’isola caraibica di Portorico si cominciò a parlare di drammatici rinnovamenti: pecore e capre misteriosamente uccise e completamente dissanguate, con strane ferite rotonde da cui sembrava che un qualcosa avesse succhiato il sangue.

Da qui nasce la leggenda del Chupacabra.

Inizialmente gli abitanti diedero la colpa a cani selvatici o anche ad un culto satanico, fino a quando nell’agosto del 95 una cittadina di Canòvanas di nome Madelyne Tolentino disse di aver avvistato una creatura mai vista prima, un bipede con grandi occhi rossi privo di naso e orecchie e con una cresta di spine sulla schiena.

 La voce si espanse tra giornali e radio locali, durante un’intervista radiofonica all’attore Portoricano, Silverio Pèrez, chiamò l’animale Chupacabra (succhia capre).

In poco tempo gli avvistamenti di questo misterioso animale si moltiplicarono in tutta l’America latina, infine il Chupacabra arrivò negli Stati Uniti, precisamente in Texas.

Qui subì una profonda trasformazione, diventando una specie di canide senza pelo, di cui se ne sono ritrovate delle carcasse.

Il più famoso fu “il ritrovamento di Cuero” nel Texas, nel quale una cittadina del posto lo ritrovò al lato di una strada; la donna conservò la testa del predatore in freezer per poi farla analizzare, diventando così una star dei notiziari.

Il Chupacabra aveva una grande capacità

di suscitare l’interesse del pubblico, infatti venne denominato una specie di Frankenstein animale.

Lo scrittore investigatore Benjamin Radford condusse un’indagine durata 5 anni, che si concluse nel 2011 dichiarando

che si trattasse di una leggenda metropolitana.

Fiorini Sofia, Vernile Martina

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, The jukebox

Nobody- Mitski

And I know no one will save me

 I’m just asking for a kiss”

La nona traccia di Mitski dal suo album del 2018 Be the Cowboy, “Nobody” è stata pubblicata come singolo il 26 giugno.

Il brano è stato prodotto dal collaboratore di Mitski: Patrick Hyland. 

La canzone è indie-pop che tocca temi di alienazione e straniamento, su un ritmo da discoteca, è difficile non voler ballare da soli.

Mitski non solo rimpiange la solitudine poiché “nessuno la vuole”, ma ascoltando il tema della terza strofa, sembra anche insoddisfatta del proprio corpo. 

Il ritornello diventa un appello esistenziale in cui “nessuno” inizia a suonare come un’ “insoddisfazione corporea”. 

In un’intervista con Genius*, Mitski ha detto che odia ammetterlo, ma che era sdraiata sul pavimento, dicendo “nessuno” a se stessa perché si sentiva così sola. 

Si sentiva come che non importasse a nessuno di lei.

Mitski sparge nel testo diverse immagini come : My God, I’m so lonely / So I open the window / To hear sounds of people”; anche quelle più stravaganti, come :Venus, planet of love / Was destroyed by global warming / Did its people want too much too?”.

 

Nel video musicale, Mitski non riesce a trovare nessuno, balla intorno a ritagli di cartone di persone con i volti graffiati e cammina tra alberi e macchine, ma nessun altro essere umano si trova nelle vicinanze .

 Nella canzone, Mitski affronta questa preoccupazione del restare da soli  un po’ più chiaramente usando un tropo narrativo:And I know no one will save me / I just need someone to kiss / Give me one good honest kiss / And I’ll be alright.”.

Più in là Mitski canta felicemente “nobody” circa una dozzina di volte in una spazzola per capelli a mo’ di microfono, chiaramente divertendosi.

  Poi, più tardi ancora, inizia a cantare urlando la parola, offuscando il confine tra il precedente stato d’animo spensierato e fortunato e una nuova, intensa urgenza che alla fine soccombe alla musica, con la voce di Mitski che svanisce sullo sfondo della canzone.

Give me one good movie kiss,

And I’ll be alright”

*Genius è un sito internet dedicato alla spiegazione e all’interpretazione di testi musicali, in particolare testi hip hop. Lo scopo del sito non è tanto “tradurre il rap in un linguaggio altolocato, ma farlo apprezzare come poesia”, come cita il sito stesso.

Michalak Natalia

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

Ghosting

Esistono molti modi per comunicare che quel rapporto ci sta facendo del male o che sia ora di andare avanti, c’è chi lo dice e c’è chi pratica il ghosting.

Un termine nato negli anni 2000 ma diventato più popolare nel tempo, anche italianizzato in ghostare. Significa diventare dei fantasmi, sparire. In qualsiasi rapporto, di amicizia o romantico, all’improvviso l’altro sparisce.

Con la diffusione dei social è diventato più semplice e diretto, basta bloccare l’altro su ogni canale di comunicazione. Certo, parlare da dietro uno schermo ci rende sia narcisisti che vigliacchi, ma alcune persone sono sempre fuggite dalla realtà, anche senza cellulare o computer.

Il fenomeno nasce da una situazione di disagio.  Il ghoster sparisce senza avere un confronto con il partner. Avviene più spesso con i rapporti a distanza. Parlando con qualcuno che non conosciamo e con cui non abbiamo conoscenze in comune può farci aprire più di quanto lo potremmo fare con un amico che vediamo tutti i giorni. Quando la situazione è difficile da gestire si taglia via il rapporto. É pura violenza psicologica.  Perché mi sta ignorando? Ho sbagliato qualcosa?  É colpa mia? Si sta parlando della capacità della vittima di amarsi e sentirsi apprezzata. Ci si sente soli, a nessuno piace essere ignorati, soprattutto quando il distacco è improvviso e inaspettato.

Chi abbandona in questo caso, non credo vada incolpato totalmente. In genere non lo fa per cattiveria o per narcisismo, lo fa perché un altro modo sarebbe impossibile da sopportare.  Sono persone spaventate, che non sanno affrontare una relazione interpersonale. Persone che non riescono a confrontarsi con un giudizio altrui. Quando si ghosta si ha l’assurda convinzione che sia il modo più indolore possibile, che, nonostante tutto, sia finita bene, che continuiamo a meritare di essere amati.  Non abbiamo il coraggio di dire quando qualcosa non va. Arriviamo alla convinzione che abbiamo fatto un favore all’altro sparendo.

Nessuno merita di subire ghosting. Non c’è bisogno di portare rancore verso chi decide di allontanarsi oppure ritenersi i colpevoli. Non bisogna normalizzare l’essere abbandonati o l’abbandonare, nel mezzo di una insicurezza al livello generazionale è importante ricordarsi che non è normale sentirsi inutili o odiabili o anche soli. 

Riguardo ai modi per reagire al ghosting, penso che la cosa migliore sia lasciar andare. Non c’è persona più brava a scappare di un ghoster, è inutile cercare di forzarli ad avere un confronto con voi. Bisogna accettare ed andare avanti. Non è colpa di nessuno, alla fine quella fuga non è un rifiuto nei vostri confronti ma una vera e propria resa nei confronti della vita. Sono persone che non sanno fare altro che fuggire e ne sono consapevoli, non vogliono fare del male.

                                             Durlescu Giorgia

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Pubblicato in: poesiando, Tír na nÓg

Noi

Le parole non bastano,

Le emozioni si fanno sentire

E mi raccontano di noi

Ragazzi che si amano,

e non tanto per dire

ma che d’ allora in poi,

Insieme sarebbero stati

E su tutto avrebbero vinto

E ne sarebbero, insieme, usciti

Mai si sarebbero allontanati

L’uno al fianco dell’altro, cinto,

e ora, per un eterno viaggio,

i loro cuori sono partiti.

EMANUELE CALICCHIA

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Pubblicato in: Binge watching, Cultura e Intrattenimento

Brooklyn 99

In onda dal 2013, Brooklyn 99 è una serie comica progettata per il piccolo schermo.

Brooklyn Nine-Nine: l'arte della risata pensata | Birdmen

Racconta le avventure che si svolgono nel 99esimo distretto di polizia di New York e prendono il via con l’arrivo del nuovo capitano.
Gli agenti devono infatti fare i conti con la nuova gestione dell’apparentemente inflessibile Ray Holt (Andre Braugher), che si scontrerà immediatamente con l’estroverso e quasi ingestibile Jake Peralta (Andy Samberg).
Tra i colleghi del giovane ci sono inoltre la determinata e ambiziosa Amy Santiago (Melissa Fumero), e l’insicuro Charles Boyle (Joe Lo Truglio), innamorato della dura detective Rosa Diaz (Stephanie Beatriz); nel distretto c’è spazio anche per il sergente Terry Jeffords (Terry Crews) e per la segretaria Gina Linetti (Chelsea Peretti).

Le prime puntate di Brooklyn Nine-Nine introducono con bravura e intelligenza i personaggi e la comicità che contraddistingue il progetto.

L’incontro-scontro tra il capitano e Peralta, enfatizzato anche dai flashback che rivelano quanta libertà ci fosse con la gestione precedente, non risulta mai sforzato o poco credibile grazie alle interpretazioni di Samberg e Braugher, ben calibrate e mai realmente sopra le righe. La bravura degli sceneggiatori ha inoltre permesso di creare una struttura molto solida dando vita a dei personaggi secondari ognuno con caratteristiche uniche, in grado di creare un insieme variegato dal punto di vista caratteriale.

L’amore non corrisposto di Charles è ad esempio un ottimo spunto per il secondo episodio, in cui una medium gli annuncerà un futuro sentimentale non proprio positivo, previsione che sembrerebbe forse destinata a essere vera durante le varie fasi dell’indagine che coinvolge i presunti poteri della donna.

La rivalità e le personalità opposte di Peralta e Santiago, inoltre, causano sempre la giusta dose di scintille nel distretto. Si rivela poi irresistibile il sarcasmo che Chelsea Peretti riesce ad attribuire all’apparentemente svampita Gina, presenza che regala un tocco di surreale leggerezza nel distretto.

Brooklyn nine nine 1080P, 2K, 4K, 5K HD wallpapers free download | Wallpaper  Flare

L’idea di sfruttare la struttura tradizionale dei procedural drama ambientati nel mondo della polizia, inoltre, si rivela vincente grazie alla possibilità di offrire sempre situazioni nuove usando le innumerevoli possibilità offerte dai casi da risolvere.

Fagiolo Elena, Minnucci Aurora

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Pubblicato in: In cucina con Ophelia

Chili con carne

Ingredienti:

Manzo macinato 800 g

Fagioli neri precotti 700 g

Peperoni rossi 250 g

Passata di pomodoro 500 g

Brodo di carne 500 g

Cipolle bianche 160 g

Cipolle rosse 100 g

Aglio 3 spicchi

Peperoncino fresco 1

Cumino in polvere 1 cucchiaio

Coriandolo in polvere 1 cucchiaio

Zucchero di canna 1 cucchiaio

Olio extravergine d’oliva 30 g

Sale fino 2 cucchiaini

Pepe nero 1 cucchiaio

 

Per decorare:

Coriandolo q.b.

PREPARAZIONE

COME PREPARARE IL CHILI CON CARNE

Per realizzare il chili con carne, per prima cosa preparate circa 500 g di brodo di carne seguendo la nostra ricetta. Passate alla preparazione degli ingredienti: tagliate a fettine sottili gli spicchi d’aglio, la cipolla rossa e quella bianca.

Tritate il peperoncino e tagliate il peperone a tocchetti. Scaldate metà dell’olio in una casseruola (possibilmente di ghisa), aggiungete la carne macinata e rosolatela a fuoco medio-alto mescolando bene.

 

Condite con un cucchiaino di sale, sfumate con un mestolo di brodo e continuate a rosolare per una decina di minuti, poi trasferite la carne in una ciotola e tenete da parte.

Nella stessa casseruola versate l’olio rimanente e aggiungete il peperoncino, l’aglio e le cipolle.

Unite anche i peperoni e insaporite con un cucchiaino di sale, il pepe e lo zucchero di canna.

Aggiungete anche il cumino e il coriandolo in polvere, sfumate con un mestolo di brodo e cuocete a fiamma medio-alta per 10 minuti. A questo punto, unite la carne macinata rosolata in precedenza.

Versate la passata di pomodoro e quasi tutto il brodo rimanente, coprite con il coperchio  e cuocete a fuoco medio-basso per 60 minuti, mescolando di tanto in tanto e controllando che non si asciughi troppo; in questo caso allungate con un pochino di brodo.

Trascorso questo tempo, aggiungete i fagioli col loro liquido di conservazione, coprite ancora con il coperchio e cuocete per altri 40 minuti, sempre a fuoco medio-basso. Una volta pronto togliete la casseruola dal fornello e lasciate riposare per una decina di minuti. Guarnite con qualche fogliolina di coriandolo e servite il vostro chili con carne ancora caldo.

Severa Riccardo

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Pubblicato in: Attualità

Conflitto in Ucraina

Nonostante l’attuale conflitto, tra Russia ed Ucraina, che ogni giorno strappa  innumerevoli vite,  lo scorso 19 marzo è nata una

bambina, chiamata Glykeria che in ucraino significa “dolce”, da mamma Valentyna in fuga dalla guerra.

La donna fuggita dalla guerra del proprio paese natale alla trentottesima settimana di gravidanza, era già ospitata da una famiglia a Tarquinia in provincia di Viterbo.

Glykeria è nata sabato 19 marzo intorno alle  19:30, pesando quasi tre chili.

Sia lei che la mamma stanno bene.

Valentyna appena arrivata in Italia è stata presa sotto osservazione dall’ospedale San Paolo di Civitavecchia nella Asl Roma 4, attraverso l’open day organizzato lo scorso 8 marzo dal reparto di Ginecologia e diretto da Alessandro Lena.  È stato l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato a dare l’annuncio: “Alla mamma Valentyna vanno i migliori auguri per la nascita della piccola. Il Servizio sanitario regionale è pronto ad accogliere e assistere chi fugge dalla guerra e questa nascita è una luce di speranza in questi giorni bui segnati dal conflitto”.

Glykeria è stato il primo fiocco rosa di Roma a pochi giorni di distanza dal primo fiocco blu dato da Jaroslav, nato all’ospedale Sandro Pertini, il primo bambino nato a Roma da una mamma in fuga dalla guerra. La nascita di Jaroslav è stata annunciata 

A dare la notizia del piccolo è stato Luca Laurenti, biologo del policlinico  Umberto I,  pubblicando sui social la foto del fiocco giallo blu e scrivendo: “È il simbolo dell’accoglienza, della rinascita, dell’amore che vince su tutto. È nato lontano dalla sua terra, dalla sua casa, da suo padre, dai suoi affetti. Jaroslav è tutti i bambini del mondo e figlio di ognuno di noi”

Frezza Giorgia, Grassi Giorgia, Fiorini Elena Sofia

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

Dove sei?

Le parole non bastano

Volano come rondini,

Alla ricerca di ricordi

E discorsi

Volano via come gli attimi

Trascorsi mano nella mano

a perdermi nei tuoi occhi

e in fondo anche tu ti ci perdevi.

 

Ti si leggevano nello sguardo

tutte quelle parole che non sei riuscito a dirmi

un pó per riservatezza, un pó per vergogna

è stato bello condividere con te tutto questo:

le paure, i pianti, il non sentirsi abbastanza all’altezza

per starti accanto

Fontana Martina

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Pubblicato in: Attualità, EcoLamia

Ambientalismo anche sul palco di Sanremo

Sanremo, il festival della musica italiana, attesissimo più per il trash che ci regala che per le canzoni e quest’anno ancora di più grazie al Fantasanremo. Quest’anno Sanremo è stato sponsorizzato da Plenitude, la nuova compagnia “green” di Eni, ovviamente sarà un tentativo di ripulire la propria immagine cercando di essere green davanti a tutta Italia. Ma le grandi organizzazioni ambientaliste come Greenpeace non hanno abboccato, anzi durante le serate del festival molti hanno protestato davanti al teatro dell’Ariston con cartelli con su scritto “Eni inquina anche la musica” e “Basta pubblicità di aziende inquinanti”. Nei giorni prima del festival, il giornale “Domani” ha invitato gli artisti a parlare di ambiente e iniziare una discussione sull’argomento anche solamente lanciando un hashtag come “SanrEni” “lebugiedieni” , cosa che gli artisti non hanno fatto, solamente La Rappresentante di Lista ha accennato, con il testo della canzone “Ciao Ciao”, i problemi dell’emergenza climatica citando più volte la fine del mondo, ma proprio la serata delle cover i due cantanti hanno invitato a cantare con loro Cosmo esibendosi con la canzone “Be my baby” dei The Ronettes. Ma Cosmo anche se aveva pochissimo tempo non si è tirato indietro e ha urlato “Stop Greenwashing” nel bel mezzo della canzone. Cosmo è un cantante chiamato “partigiano”, che non ha paura di schierarsi per i suoi ideali. Non venne recata nessuna denuncia ai cantanti, perché la Rai aveva dato piena apertura di parola ai cantanti in gara. Cosmo ci da un grande esempio perché si è schierato senza paura cosa che dovremmo fare anche noi più spesso.

Berehoi Emanuela

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, Il Caffè

Il fu Mattia Pascal (Luigi Pirandello)

“Io dovevo acquistare un nuovo sentimento della vita, senza avvalermi neppur minimamente della sciagurata esperienza del fu Mattia Pascal.

Stava a me: potevo e dovevo esser l’artefice del mio nuovo destino, nella misura che la Fortuna aveva voluto concedermi.

<<E innanzi tutto,>> dicevo a me stesso, <<avrò cura di questa mia libertà: me la condurrò a spasso per vie piane e sempre nuove, né le farò mai portare alcuna veste gravosa. Chiuderò gli occhi e passerò oltre appena lo spettacolo della vita in qualche punto mi si presenterà sgradevole. Procurerò di farmela più tosto con le cose che si sogliono chiamare inanimate, e andrò in cerca di belle vedute, di ameni luoghi tranquilli. Mi darò a poco a poco una nuova educazione; mi trasformerò con amoroso e paziente studio, sicché, alla fine, io possa dire non solo di aver vissuto due vite, ma d’esser stato due uomini.>> “

TRAMA;

<<Una delle poche, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal>> : ma anche la certezza del proprio nome doveva svanire ben presto nella vita del bibliotecario Mattia Pascal. A lui il caso ha dato una clamorosa possibilità: rinascere, azzerare il proprio passato e ricominciare una nuova vita. Moglie, suocera e amici lo riconoscono nel cadavere di un suicida e lo credono morto.

Ricco, grazie a una vincita al gioco, può rifarsi una nuova vita e si inventa così il ruolo di Adriano Meis. Ma la libertà appena acquisita è in realtà una ferrea prigione: non è nessuno, non esiste, non ha una realtà sociale, è un <<forestiere della vita>>. Nemmeno l’amore che prova per la dolce Adriana può aiutarlo (come può sposarsi?), l’unica soluzione è morire di nuovo: uccidere Adriano e far rinascere Mattia. La sua nuova identità ora è quella del fu Mattia Pascal: un morto-vivo che non può riprendere la vita di prima (la moglie si è risposata) e a cui non resta quindi che ritornare bibliotecario in un paese dove nessuno legge e andare di tanto in tanto a far visita alla propria tomba.

RECENSIONE;

Quante volte abbiamo pensato di voler ricominciare tutto da capo, di aver cura della propria libertà. Forse dovremmo tutti riflettere sul coraggio di Mattia Pascal, che ha preso in mano la sua vita dopo l’occasione d’oro che gli si è presentata. Ecco, forse non è necessario dover fingersi morti ;), ma forse smettere di nascondersi dietro una maschera che non ci dona più e mostrarci come siamo per davvero.

La nostra libertà, felicità dovrebbe essere una nostra priorità. La vita è una sola. Godiamocela, non facciamo finta di essere un’altra persona, non facciamo finta che vada tutto bene anche quando abbiamo solo bisogno di scomparire e ricominciare proprio come Mattia. Dovremmo aver il coraggio di essere noi stessi.

Or che cos’ero io, se non un uomo inventato ? Una invenzione ambulante che voleva e, del resto, doveva forzatamente stare per sé, pur calata nella realtà. “

 Viti Giulia

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, W.A.P.

L’isola della desolazione

Le isole Kerguelen sono un arcipelago dell’oceano indiano meridionale e costituiscono uno dei cinque distretti delle Terre Australi e Antartiche Francesi. L’isola principale è chiamata Grande Terre o, appunto, Isola della Desolazione.

La temperatura media invernale è di 2°C mentre quella estiva è di 7°C con frequenti irruzioni polari, con venti impetuosi e freddi e con mari mediamente molto mossi. Il fatto che l’isola sia molto ventosa impedisce la crescita di alberi; il paesaggio si caratterizza per la presenza di modeste praterie nelle zone piane costiere, pareti rocciose e qualche laghetto o corso d’acqua a carattere torrentizio.

La colonizzazione umana ha danneggiato  in modo gravissimo la biodiversità delle Kerguelen, specialmente con la caccia alle foche e la pesca di balene. Sono presenti molti animali europei che hanno alterato profondamente l’ambiente come ad esempio i conigli, i ratti e i gatti. Questi ultimi furono introdotti per cacciare i ratti ma finirono per inselvatichirsi, arrecando gravi danni ai nidiacei degli uccelli marini. Sono state inoltre immesse renne, che si alimentano a carico delle estensioni di licheni, e trote nei ruscelli.

Questa è chiamata così per via dei suoi 6.675 km quadrati di superficie abitati principalmente da foche, pinguini reali e cormorani.

Marucci Sophia, Toti Francesca, Passeri Rebecca Diana, Ambrosi Beatrice

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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, Mitologia

Cassandra e la forza della consapevolezza

Cassandra è un personaggio emblematico della mitologia greca. Fu una sacerdotessa del dio Apollo, era una delle diciannove figlie del re di Troia Priamo e aveva un fratello gemello di nome Eleno. Una figura alquanto affascinante, considerando la sua abilità di predire le tragedie future senza poter essere presa sul serio. Ci sono diverse versioni per quanto riguarda l’origine del suo dono divino della profezia.

Secondo la prima versione, durante una festa organizzata in occasione della festa del re Priamo nel tempio sacro al dio Apollo, Cassandra e suo fratello gemello Eleno si addormentarono. I loro genitori, per via dell’ebbrezza provocata dal vino che avevano bevuto, si dimenticarono dei figli e andarono a recuperarli solo il mattino seguente, dopo essersi resi conto dell’errore commesso. Quando arrivarono al tempio trovarono i due bambini addormentati, mentre i serpenti sacri del tempio stavano lambendo le loro orecchie per purificarli. Da quel momento sia Cassandra che Eleno ebbero il dono della profezia.

Secondo un’altra versione, quella più conosciuta, il dio Apollo apparve in sogno a Cassandra addormentata nel tempio e per guadagnare il suo amore, le donò la dote profetica. La fanciulla però, rifiutò di concedersi a lui, poiché voleva rimanere pura. Apollo si arrabbiò, le aveva concesso uno splendido dono, non poteva essere rifiutato, la fanciulla doveva essere grata, non aveva il diritto di essere così insolente; allora le sputò in bocca, maledendola: nessuno avrebbe mai creduto alle sue profezie.

La sua profezia più nota riguarda il rapimento di Elena e la caduta di Troia. Lei provò a impedire ai troiani di trasportare il famoso cavallo di legno all’interno della città, avvertendoli della presenza dei soldati all’interno del cavallo, ma nessuno oltre Laocoonte (che venne soffocato da una creatura marina) le diede ascolto  e fu così costretta ad assistere alla caduta della sua amata città. Lei cercò rifugio presso l’altare di Atena, ma per sua sfortuna venne notata da un nemico, Aiace figlio di Oileo. Cassandra provò ad aggrapparsi alla statua di Atena per chiedere aiuto alla dea, ma Aiace la prese con forza e la trascinò via, violentandola e facendo cadere la statua.

Cassandra divenne così il bottino di guerra di Agamennone, il re di Micene e venne portata in Grecia. Neanche qui ebbe un destino felice e le sue profezie finirono per essere di nuovo ignorate.

Clitennestra, la moglie di Agamennone, stava da tempo premeditando la morte di Agamennone per vendicare l’uccisione della figlia Ifigenia, con l’aiuto del suo nuovo amante, Egisto. Con la scusa di festeggiare il ritorno del marito, Clitennestra organizzò un banchetto al quale avrebbero partecipato anche i compagni di Agamennone. Cassandra provò ad avvertire il re del complotto della moglie ma Agamennone la considerò una stramba e si recò a farsi un bagno sotto le attenzioni della moglie. Mentre egli usciva dal bagno, con il pretesto di porgergli aiuto, Clitennestra lo imprigionò in un panno e aiutata da Egisto, lo colpì con una spada e lo decapitò. Dopo, mentre Egisto, con una schiera di uomini fedeli, faceva strage dei compagni di Agamennone, che si erano radunati nella sala del palazzo in attesa dei festeggiamenti, Clitennestra uccise la povera Cassandra, già conscia del suo fato.

Cassandra è una figura davvero interessante, perché ha continuato a vivere sebbene condannata a una tortura crudele. Apollo poteva semplicemente rendere Cassandra muta, ma ha preferito torturarla, dandole la facoltà di percepire più del normale e la possibilità di poterlo comunicare: semplicemente, sarebbe sempre stata ignorata. La giovane era quindi consapevole del fatto che gli altri la potevano ascoltare ma sceglievano di non darle retta. Ed è proprio per questo che Cassandra è un personaggio davvero coraggioso. Non smise mai di dare prova delle sue doti profetiche: anche se lei sapeva che tutte le sue parole sarebbero cadute nel vuoto, non finì mai per desistere, non le importava se veniva considerata una pazza, provò in ogni caso ad avvertire le persone che le circondavano, fino alla sua morte.

Toma Gabriela

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Toronto

Toronto è una delle città più importanti e incredibili del Canada. Situata sul lago di Ontario, al confine con gli USA, è una delle più grandi città canadesi. Ospita circa 4.200.000 persone e si estende su circa 640 km2. Una delle città più piene e ricche di attrazioni dal punto di vista naturalistico, artistico e architettonico.
Tra le attrazioni più affascinanti di Toronto, troviamo la CN tower, una torre di 533 metri con la funzione di trasmissione delle comunicazioni, una degli emblemi più caratteristici della città. Questa metropoli è inoltre ricca di cultura, tra i musei del Royal Ontario Museum e l’Art Gallery of Ontario e i quartieri etnici caratteristici come Chinatown e Little Italy, dove potrete entrare a contatto direttamente con culture diverse come quella del prelibato cibo italiano o quella cinese. Per scoprire le radici di questa invidiata cultura, non perdete una gita a Fort York, uno dei primi insediamenti canadesi, dove fu combattuta la famosissima battaglia di York nel 1812.
Dal punto di vista paesaggistico, Toronto può essere definita la culla della natura canadese
grazie alla sua posizione sul lago Ontario, sul quale possono svolgersi gite su un battello
che parte da Harbourfront. Su questo lago sono presenti le famose “Toronto’s islands”, in cui
spesso i cittadini canadesi e turisti, trascorrono le loro giornate perché attrezzati con
biciclette, kayaks e molto altro a noleggio. Il Ripley’s Aquarium e il Toronto zoo, sono anche
loro, due delle attrazioni turistiche più ambite dalle famiglie.
Infine, grazie alla sua posizione sono facilmente raggiungibili le cascate del Niagara e città famose come New York e la città di Quebec.
Città perfetta quindi per chiunque, ideale anche per i ragazzi che vogliono affrontare uno stage linguistico o una vacanza studio in un college o in una famiglia ospitante dato il clima tranquillo in una delle città con gli standard di vita più alti al mondo.

Montanaro Giorgia, Mizzoni Sara, Pierucci Matteo, Bragalone Francesca, Kola Meggy

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Eminem – Love the Way You Lie

“Just gonna stand there and watch me burn?
Well, that’s alright, because I like the way it hurts”

Love The Way You Lie è il secondo estratto dal settimo album (Recovery) del rapper statunitense Eminem, pseudonimo di Marshall Bruce Mathers III.
La canzone è stata originariamente scritta e composta da Skylar Gray.
L’artista aveva accettato di assegnare il pezzo a Eminem, che ha invitato Rihanna a collaborare; così è tata creata una delicata ballata d’amore, con molte versioni, remix e cover.

Il pezzo tratta un amore eccezionale che calma ogni male.
Eminem ha la parte di un uomo che non riesce a far fronte a se stesso.
Quando sta per cadere in un buio periodo nella vita, l’amore lo salva dai guai.
È consapevole dei suoi errori, ma intende correggerli , mettere fine alle sue bugie e ricomincia da capo.
Il personaggio chiede un’altra possibilità, che non ha intenzione di sprecare questa volta.

Il personaggio interpretato da Rihanna cerca di difendere il suo amante dicendo che anche nella peggiore situazione lo amerà.
Ama il modo in cui mente e la ferisce.
Ogni volta si nutre di belle parole, fiabe che non trovano riscontro nei fatti; questo amore è associato al dolore e alla sofferenza eterna. Nonostante ciò, la ragazza resta ancora al fianco del suo amato.

„I can’t tell you what it really is
I can only tell you what it feels like…”
Con questi due versi, Eminem ci informa che sta iniziando a raccontare la storia…
Il pezzo mostra la dualità della sua personalità: da un lato, dice che ama e dall’altro che odia. Abbastanza contraddittorio, no?

L’intera seconda strofa è una rappresentazione di ciò che è la relazione dal “lato buono “ cioè, di quando va tutto bene e poi di quello “cattivo”, di quando le cose vanno sempre peggio.

„Now you get to watch her leave Out the window Guess that’s why they call it window pane”
Window pane, con questa frase Eminem fa uno dei suoi soliti giochi di parole, infatti la parola pane assomiglia alla parola pain “ dolore”.
Il cantante vuole rappresentare il dolore di quando guardi fuori dalla finestra e vedi la donna che ami allontanarsi da te per sempre, e tu non puoi farci niente.

Il terzo verso è un tentativo di riparare ciò che è stato fatto, l’uomo mette la maggior parte della colpa su se stesso „Baby please come back, It wasn’t you Baby it was me!”.
Il ragazzo chiarisce le cose dicendo che sono troppo simili; hanno lo stesso temperamento, stessa aggressività.
Quindi, di nuovo, i due si trovano in un circolo vizioso e il ragazzo promette chsi impegnerà a non perdere di nuovo la calma, anche se in cuor suo sa che alla fine lo farà.

“Just gonna stand there and hear me cry?
Well that’s all right because I love the way you lie”

Michalak Natalia

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La torta tenerina

INGREDIENTI

INGREDIENTI PER UNO STAMPO DA 24-26 CM DI DIAMETRO

Cioccolato fondente al 55%  200 g

Burro 100 g

Uova medie 4

Zucchero 150 g

Farina 00 50 g

PER SPOLVERIZZARE

Zucchero a velo q.b.

PREPARAZIONE

COME PREPARARE LA TORTA TENERINA

Per preparare la torta tenerina iniziate a tritare finemente il cioccolato, poi trasferitelo in una bastardella posta in un tegame con acqua (possibilmente l’acqua non dovrebbe venire a contatto con il fondo della bastardella o pentolino in cui avete versato il cioccolato) e scioglietelo a bagnomaria, mescolando di continuo. Solo quando il cioccolato sarà già sciolto, ma non eccessivamente caldo unite il burro a pezzetti.

Lasciate sciogliere anche questo continuando a mescolare. Poiché l’esatta temperatura di fusione del cioccolato è intorno ai 50°, il burro va aggiunto solo quando il cioccolato è sciolto, facendo in modo che non superi il suo punto di fusione (che è di circa 32°), ed evitando quindi che si separi. Lasciate intiepidire il composto di cioccolato e burro, mescolandolo di tanto in tanto, e nel frattempo separate i tuorli dagli albumi in due ciotole differenti e capienti. A questo punto aggiungete a questi ultimi metà dello zucchero e montateli fino ad ottenere un composto fermo e spumoso.

Tenete da parte gli albumi montati a neve e versate nei tuorli la parte restante di zucchero, poi montate il tutto a velocità moderata fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. A questo punto con le fruste ancora in azione versate a filo il composto di cioccolato e burro ormai tiepido.

Continuate a sbattere fino a che non otterrete un composto uniforme. Aggiungete a questo punto gli albumi montati a neve in più riprese: aggiungete inizialmente circa 1/3 degli albumi mescolando con una spatola o con una frusta.

Incorporate poi gli albumi restanti questa volta mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Unite la farina, precedentemente setacciata e mescolate sempre con una spatola facendo dei movimenti delicati dal basso verso l’alto.

Dovrete ottenere un composto liscio ed uniforme. A questo punto imburrate e infarinate uno stampo a cerniera da 24-26 cm (così sarà più facile sformare la torta tenerina) e versate al suo interno l’impasto appena preparato (17-18). Cuocete in forno statico preriscaldato a 180° per 25 minuti (si sconsiglia l’utilizzo del forno ventilato che potrebbe cuocere troppo l’esterno della torta e troppo poco la parte interna).

Una volta sfornata lasciate raffreddare la vostra torta tenerina prima di sformarla. Decorate con zucchero a velo e servite.

Severa Riccardo

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Il lago di bauxite

Il lago di bauxite si trova tra il faro di Punta Palascia ed Otranto ed è anche conosciuto come “Lago Rosso”. Vediamo perché..

Questo lago sorge nella miniera aperta a sud di Otranto quando nel 1940 inizia ad essere estratto questo minerale. Questa venne poi dismessa ed abbandonata nel 1976, trasformandosi in ciò che noi vediamo oggi.

Bisogna dire che non si tratta di un lago composto di bauxite, ma di un deposito d’acqua formatosi in modo naturale in una cava di bauxite, che è una roccia sedimentaria di colore rosso cupo da cui si estrae l’alluminio, notevolmente presente in Puglia e che, in passato, veniva estratto a scopo commerciale.

Il tocco di magia è dato dal fatto che, dopo l’abbandono della cava, grazie alle infiltrazioni d’acqua, si è formato questo piccolo lago la cui acqua ha ripreso il colore del materiale.

Intorno al lago la terra appare di un colore rosso intenso che esalta il verde brillante delle acque. Con tutti questi colori sembra di essere su un set di un film fantascientifico!

L’impatto visivo è davvero ammaliante: un ecosistema lacustre che vede il verde acido delle acque salmastre incontrare la vegetazione, e il rosso della bauxite cozzare col blu del cielo.

è possibile anche svolgere un tour di 8 ore che parte dal castello Aragonese e si conclude al lago, la guida però non è inclusa.

Attenzione: il lago rosso di bauxite non è balneabile!

Passeri Rebecca Diana, Toti Francesca, Marucci Sophia, Ambrosi Beatrice

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La montagna arcobaleno

Per gli amanti dei colori, dei viaggi e della natura.

La sua vera denominazione è Vinicunca (Montaña de Siete Colores e Montaña Arcoíris)  ed è una montagna situata nel sud-est della città di Cusco, in Perù.

Come suggerisce il suo nome, questa è una montagna molto particolare, caratterizzata da numerose striature verticali di colori diversi che la fanno sembrare un vero e proprio arcobaleno e rende il paesaggio un posto magico.

Questo effetto “arcobaleno” è dovuto a diversi minerali che nel corso degli anni si sono depositati sulla montagna e si sono sovrapposti; mentre la posizione delle striature verticali si pensa sia dovuta alla tettonica delle placche.

Le striature rappresentano diversi colori a seconda del minerale che si è depositato sulla montagna:

Il rosso è dato dall’ossido di ferro;

Il rosa è dato dal manganese;

Il giallo dallo zolfo;

Il biancastro  dalla marna;

Il blu-verde che deriva dall’ossidazione del rame a causa della reazione con l’acqua e l’ossigeno;

Il marrone derivcato da un fanglomerato di roccia e magnesio;

E infine le strisce nere sono date dal granito.

 

Si può camminare su questo arcobaleno grazie ad un’escursione giornaliera con guide specializzate, durante la quale potrete scattare foto magnifiche, incontrare le comunità locali, i bellissimi animali come il lama e l’alpaca.

 

Stirpe Stella & Frasca Laura

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smmr

In riva al mare,

difronte ad un tramonto

che di più belli non se n’era mai visti,

tutti in piedi a formare un cerchio

un po’ distorto, intorno ad un falò

che ancora non aveva iniziato a brillare.

 

Cantavamo a squarciagola canzoni anni ‘80

tra Ichnusa in mano e bermuda un po’ vintage,

a tuffarci un po’ in quei tempi spensierati

e sorridenti

lontani da noi,

a estraniarci un po’ dal mondo,

a fingere di non desiderarne un altro.

 

La sabbia nel costume,

i tuffi dagli scogli che ti infiammano i piedi,

i capelli increspati dalla salsedine del mare,

di quell’ultimo bagno che

poi ultimo non era mai.

 

A innamorarsi del tramonto,

addormentarsi sulla spiaggia,

svegliarsi tra i brividi per le carezze del mare

e il capolino dell’alba.

 

A chiedersi che giorno è

e non riuscirsi mai a rispondere,

a mangiare panini per non perdere un secondo,

a correre sulla battigia

fregandosene delle conchiglie

scheggiate

che ti graffiano i piedi nudi,

a spingersi e

a risalire a galla.

 

Così,

a ridere di niente,

a viverci un po’ tutto.

Tassa Federica

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Pubblicato in: Odi et amo, Tír na nÓg

Mimose sessiste

Non credo che in un paese civilizzato l’otto marzo vada festeggiato. Bisognerebbe rendersi conto di cosa facciamo per sensibilizzare,non servono feste ma piccoli gesti giornalieri, non si combatte la misoginia per poi ridurre le donne a mimose discorsi d’uguaglianza già sentiti.

Iniziamo a rispettare veramente la donna, tutti i giorni,e non solo durante la sua festa; e rendiamo questa festa meno ipocrita; donne rispettatevi, e non siate unite per un solo  giorno, per poi tornare a darvi i peggiori epiteti e per quanto sia una generalizzazione purtroppo questo stereotipo non è fine a se stesso.

Non alimentate la misoginia, donne o uomini, perché la disuguaglianza e il sessismo in un momento pieno di crepe sociali è l’ultima cosa che ci serve

Uspini Francesco