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Pubblicato in: Cultura e Intrattenimento, Il Caffè

Vivian Maier: una Mary Poppins con la fotocamera

È il 1956 e una donna con indosso un abito e un cappello che la ripara dal sole, si fa strada nella Chicago del tempo. È accompagnata dai bambini di cui si occupa come tata.
Fin qui potrebbe sembrare una normalissima governante che passeggia con i bambini, ma c’è molto altro. Vivian ha al collo una Rolleiflex professionale.

Con la sua fotocamera Vivian immortala bambini, uomini, donne, scene di vita quotidiana che adesso rappresentano una parte importante della street photography americana.

La figura di Vivian Maier è avvolta nel mistero. Le informazioni sulla sua vita si hanno grazie alle numerose ricerche di John Maloof. La sua scoperta avvenne per caso nel lontano 2007, quando il giovane Maloof comprò un box messo all’asta. Aveva bisogno di materiale iconografico per una ricerca sulla città di Chicago e, da un giorno all’altro, tra gli oggetti e gli abiti custoditi nel box, si ritrovò con più di 100.000 negativi. 

Iniziò a stampare alcune foto e postarle su Flickr, scatenando così l’interesse di molte persone. 

John Maloof non riuscì mai a conoscere la Maier perché la donna morì nel 2009 a 83 anni, lasciando dietro di sé un’opera di profonda e straordinaria umanità.
Vivian, pur essendo consapevole delle proprie potenzialità artistiche, sviluppò poche pellicole e il suo straordinario talento rimase celato a tutti per troppo tempo.

Dalle notizie raccolte sulla sua vita da Maloof sappiamo che nacque il 1 febbraio 1926 a New York da madre francese e padre di origine austriaca. Dopo la separazione dei genitori, avvenuta nel 1929, Vivian rimase con la madre e insieme si trasferirono a casa dell’amica e fotografa Jeanne Bertrand. Probabilmente fu proprio durante quel periodo che nacque l’interesse della piccola Vivian per la fotografia.

Trascorse la sua gioventù tra Francia e Stati Uniti e tornò negli anni 50 a New York dove
acquistò la sua Rolleiflex che si rivelerà un’insostituibile e preziosa compagna di viaggio in tutto il mondo: Nord America, Filippine, Thailandia, India, Yemen, Egitto, Italia e Francia.

La sua opera più prolifica riguarda scatti fotografici che ritraggono le strade e i quartieri difficili di Chicago e New York. Armata di fotocamera e senso dell’umorismo, con la sua goffa andatura e le camicie colorate, Vivian scattava foto alle persone che incontrava, mantenendo una certa riservatezza, grazie soprattutto al modello della fotocamera.

La Rolleiflex infatti le permetteva di scattare ad altezza della vita e le bastava guardare in basso nel mirino per visualizzare la scena. In questo modo la Maier passava più facilmente inosservata e il soggetto, non avendo una fotocamera puntata all’altezza degli occhi, non sempre si rendeva conto di essere fotografato.

Donna attenta a ciò che la circondava, era affascinata dal bizzarro e dal grottesco che è ben rappresentato nei suoi scatti. Le interessava la cronaca, in particolare gli articoli di giornale che trattavano di omicidi e di violenze.

Numerosi sono anche i suoi autoritratti. Ancor prima che nascesse la moda dei selfie, Vivian sfruttava specchi e vetrine per realizzare composizioni originali e curiose, magari un modo per lasciare un’impronta silenziosa nel mondo in cui viveva, nelle storie che raccontava.

Trascorse la vita a immortalare genuinamente i segni che la vita traccia su ogni uomo,
tenendosi in disparte e semplicemente osservando.

Attraverso le sue fotografie si può intravedere una donna che amava tutte le sfumature dell’esistenza, da quelle più macabre a quelle più ridenti.

Una donna schiva e diffidente, resa tale da un’infanzia difficile, caratterizzata dall’abbandono del padre e dal rapporto con la madre, che trovò un modo per esprimere i suoi sentimenti. Fece della fotografia il suo unico linguaggio.

Stefania Berehoi

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Pubblicato in: Attualità, La nostra scuola

Che l'avventura inizi!

Foto Stefania Berehoi

Ciao a tutti ragazzi!

In questo momento di assoluta emergenza che interessa il nostro caro Paese, noi della redazione di “EdicoLamia”, vogliamo dare voce, ora più che mai, ai nostri pensieri e alle nostre idee con l’avvio di questo sito. Questo sarà un modo per confrontarci, per continuare a mantenere quella normalità fatta di relazioni e di comunicazione… anche se a distanza, una distanza puramente fisica, ma non certo emotiva!

Non vi nascondiamo la nostra paura di poter deludere le vostre aspettative! Ci siamo comunque fatti coraggio e, proprio come una vera squadra coesa verso il proprio obbiettivo, abbiamo deciso di realizzare il nostro progetto al quale stiamo lavorando da più di un mese. Ci auguriamo che i nostri articoli possano farvi riflettere su diverse tematiche di carattere sociale, culturale ed educativo. Non mancheranno rubriche divertenti e lo spazio dedicato ai vostri commenti e ai vostri suggerimenti che saranno fondamentali per migliorare il lavoro della redazione. Il giornalino “EdicoLamia” è la voce di tutti noi… è la voce del Liceo “L. Pietrobono”!

Contiamo sulla vostra preziosa collaborazione!

La Redazione

Pubblicato in: Attualità, La nostra scuola

L’avventura non finisce qui…

Tutto ebbe inizio quel lontano 18 marzo 2020, con la pubblicazione del nostro primo articolo: “Che l’avventura inizi!” scrivemmo entusiaste.

L’idea del giornalino è nata qualche tempo fa, ma non siamo mai riusciti a realizzarla se non durante quest’ultimo anno scolastico, che non è certamente il massimo per iniziare un progetto così impegnativo, perché le nostre energie avrebbero dovuto concentrarsi sullo studio e su una maturità imminente. Ma, a quanto pare, abbiamo proprio voluto farci del male! Non abbiamo gettato la spugna. Ci tenevamo troppo a realizzare un progetto per dar voce a tutti gli studenti o almeno questo era il nostro obiettivo.

Beh, così è stato! Magari alcuni di voi si ricorderanno del PowerPoint ricorrente, presentato durante le prime assemblee e puntualmente passato inosservato.

Non neghiamo che abbiamo iniziato da poco, non sono stati molti gli “incontri formativi” per così dire, ma ce la siamo cavata, ci siamo spronati a vicenda e confrontati sui diversi articoli.

Non nascondiamo che qualche volta si è impossessato di noi il timore di deludere le aspettative dei nostri compagni e dei prof che hanno sempre creduto nelle nostre capacità, sostenendoci e consigliandoci al meglio.

La redazione ha dato sempre il cento per cento, con profonda dedizione verso ogni tema trattato nei nostri articoli.

Siamo stati una squadra, con alti e bassi, ma ci siamo sempre rispettati e abbiamo lavorato al meglio per voi, per noi e per la nostra scuola.

Iniziando a pubblicare nel periodo di quarantena, abbiamo sperato di dimostrare al meglio la nostra vicinanza a quell’ambiente che è stato come una seconda casa. Sì, la nostalgia è stata tanta e il giornalino ha cercato di ricreare l’atmosfera scolastica.

Non sapevamo se stessimo facendo le scelte giuste, abbiamo avuto anche noi dei momenti di sconforto, ma ci siamo fatti forza l’uno con l’altro. Non sono mancate parole di sostegno anche da parte delle nostre insegnanti, in particolar modo le professoresse Giusi Colapietro, Maria Gloria Vinci e Alessandra Zazzaro.

Ora, che siamo giunti al capolinea del nostro percorso, volevamo ringraziare tutti voi che leggete, che ci avete dato una speranza e ci avete accompagnato e sostenuto in questi mesi così difficili.

Grazie per aver creduto fermamente in noi!

Vi auguriamo di trascorrere un’estate all’insegna della libertà riconquistata e un grosso in bocca al lupo ai maturandi!

A proposito … ricordate di iscrivervi al sito del giornalino per ricevere le notifiche delle nostre pubblicazioni estive.

Direttrice e Capo redattrice: Stefania Berehoi e Erika Mastracco

Pubblicato in: In cucina con Ophelia

Piadina romagnola, classica e integrale all’olio di oliva

La piadina romagnola, detta anche piada, è una delle ricette più antiche della storia italiana. Originaria della Romagna, questo povero e semplice pane, si è diffuso in tutto il mondo, diventando uno dei cibi più amati nello street food italiano. Questa fine e morbida focaccia, rende possibile la creazione di svariati e creativi accostamenti di ripieni: dalla tradizionale piada al prosciutto e stracchino, passando ai chicken wrap ed infine alla versione vegetariana ripiena di verdure grigliate e formaggio. Possiamo dire che la piadina è quel jolly che può salvarci da un’improvvisa cena non prevista, o semplicemente da una pigra serata in cui non si ha voglia di creare piatti elaborati!

Per i fanatici del rustico, vi proporrò una versione integrale, dall’aspetto genuino e leggermente croccante. “Av si messi la paranenza per fè da magnè?” (Vi siete messi il grembiule per fare da mangiare?) Andiamo!

Cosa vi occorrerà per la preparazione

Per la piadina classica (circa 6 porzioni):

  • 500g di farina 00
  • 80g di olio extravergine d’oliva (in alternativa, 125g di strutto)
  • 170g di acqua a temperatura ambiente
  • 1 cucchiano e 1/2 di bicarbonato di sodio
  • 2 cucchiaini di sale

Per la piadina integrale (circa 4 porzioni):

  • 250g di farina integrale
  • 30g di olio extravergine d’oliva
  • 120g di acqua a temperatura ambiente
  • 1 cucchiaino di sale

Entrambe le versioni si preparano in egual modo, dunque se si vuole preparare la versione integrale, basterà attenersi ai seguenti procedimenti. Come primo passo, versate la farina in una ciotola capiente insieme al sale, al bicarbonato (si può sostiture con un cucchiaino di lievito) e all’olio.

Iniziate a impastare con le mani e in aggiungete l’acqua in tre volte, così da non ritrovarvi con le mani in un miscuglio alquanto sgradevole e sembrare un carpentiere con le mani nel calcestruzzo (e, guarda un po’ il caso, proprio in questo momento, arriva il postino, suona il telefono, cade giù il soffitto)!
Dopo aver creato un panetto omogeneo, ponetelo in un sacchetto per alimenti e lasciatelo riposare in frigo per circa 30 minuti. Trascorso il tempo di riposo, stendete il panetto andando a formare un salsicciotto. Tagliate in parti uguali l’impasto e create delle palline, lavorandole e rendendole lisce e compatte. Con un mattarello, prendete ciascuna pallina e stendetela fino a raggiungere uno spessore di circa 2 mm. Se si desidera ottenere un risultato meno rustico e più ordinato, si può definire il bordo con un coltello o con un coppapasta, così da renderle perfettamente tonde. Nel frattempo, scaldate bene una padella o meglio ancora una piastra e cuocete la piadina per due minuti per ogni lato. Dovrete ottenere delle piadine belle dorate e pronte per essere farcite con gli ingredienti desiderati. La mia versione vegetariana include delle zucchine grigliate, della mozzarella, pomodorini ciliegini e tanto, tanto basilico fresco!
E come si direbbe in Romagna, “a penza pina u’s rasounna mey” (a pancia piena si ragiona meglio)!

Francesca Polidori

Pubblicato in: Attualità, Dietro le quinte

Il caso di George Floyd

Fonte Internet

Ci troviamo in un’epoca in cui si pensa che il razzismo sia un incubo ormai superato, eppure, sono ancora troppi i casi di violenza nati da questo fenomeno di odio irrazionale.

In questi ultimi giorni non si parla d’altro che della controversa morte di George Floyd, avvenuta poco dopo le 20:00 del 25 maggio, nella città di Minneapolis, Minnesota. L’uomo è stato fermato e ucciso da quattro agenti che hanno dichiarato di averlo arrestato perché Floyd sembrava essere sotto effetto di droga e in più aveva utilizzato una banconota falsa per un acquisto.

L’intera scena è stata ripresa da vari passanti, per l’intera durata del video si vede uno degli agenti tenere il ginocchio premuto sul collo di Floyd che disperato urla ripetutamente “I can’t breathe!” prima di morire soffocato.

Secondo la versione degli agenti l’uomo ha opposto resistenza all’arresto, ma un filmato registrato da una telecamera di sorveglianza mostra Floyd con atteggiamento collaborativo.

Il video dell’arresto nella notte tra il 25 e il 26 maggio fa il giro del mondo, scatenando proteste pacifiche e rivolte violente dilagate in tutti gli Stati Uniti. Ciò dimostra che questa morte non è un caso eccezionale.

Demonstrators march through Brooklyn, New York, on June 3.Scott Heins/Getty Images

Molte persone di colore hanno perso la vita a causa di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, ma il caso di Floyd ha avuto una risonanza maggiore perché la sua morte è stata ripresa in modo chiaro. Tutto il mondo ha potuto vedere con i propri occhi ciò che è successo. Nessuno può avere dubbi sull’intenzionalità di uccidere del poliziotto, spalleggiato dagli altri agenti che hanno impedito ai presenti di soccorrere l’uomo. Floyd non sarà purtroppo l’ultima vittima del razzismo e della violenza delle forze dell’ordine.

A protester faces a law enforcement officer in Washington on June 3.Carolyn Kaster/AP

Si tratta di un problema sociale e storico, un dramma comune che può essere stroncato attraverso una presa di posizione collettiva. È necessario analizzare il problema, partendo dal contesto culturale e sociale, per poter comprendere questa forma di pregiudizio negativo e contrastarlo. Nella psicologia comune si crede che il razzismo nasca dall’ignoranza, che dipenda dal colore della pelle o da chissà quale altra fattore, invece non è così.

Se questa fosse la corretta interpretazione di questo fenomeno sociale, sarebbe come riconoscere che gli uomini siano portati naturalmente ad essere razzisti. Eppure i bambini più piccoli, ancora incapaci di leggere e scrivere, non fanno nessuna distinzione etnica.

Demonstrators gather in Memphis on May 27.Joe Rondone/The Commercial Appeal/Imagn Content Services

Gli uomini non sono quindi inclini a discriminare, iniziano a farlo con il tempo, a contatto con la propria cultura etnocentrica, per questo motivo è indispensabile educare al rispetto della diversità sin dalla tenera età perché la discriminazione è frutto di una cultura etnocentrica che distrugge la nostra umanità.

Gabriela Toma

Pubblicato in: Tír na nÓg

⋆Scritto nelle stelle⋆ Giugno⋆

Scuola | Questi ultimi giorni saranno una sfida, ma portate nel cuore la consapevolezza che ne uscirete vittoriosi.

Fortuna | Non ciondolate sul divano e riprendete le attività abbandonate per la scuola, è il momento perfetto.

Amore | Vi aspettano grandi sorprese! Vi basterà aprire il vostro cuore e lasciar intravedere il vostro lato più soffice.

Scuola | Qualche speranza verrà disillusa, ma nulla che possa compromettere i crediti finali. Ai maturandi, si consigliano più tisane che caffè per lo studio: il nervosismo non vi porterà da nessuna parte.

Fortuna | La fortuna, per tutto il mese, sarà piuttosto altalenante. Non affidatevi al caso, ma alle vostre capacità e ai vostri amici. Ponderate bene ogni decisioni e il risultato sarà sempre positivo!

Amore | Si salvi chi può! Inizi a non capirci più niente…

È ora di iniziare a fare ordine nella tua testa e capire cosa vuoi veramente e da cosa, invece, dovresti stare alla larga.

Le vacanze si avvicinano, e tanto per i single quanto per le coppie la situazione si fa più vivace e movimentata… forse anche troppo.

Scuola | In un primo momento vi sembrerà di non poter sopravvivere al mese di giugno, ma riuscirete piano piano a trovare la vostra stabilità ed il vostro equilibrio. Vi raccomandiamo di non essere pessimisti, tutto andrà tutto per il meglio.

Fortuna | La parola del mese è miscuglio.

Siete in preda ad emozioni tutte contrastanti tra loro. Non vi preoccupate, ci sono sia emozioni negative sia positive, tenete i piedi per terra e riuscire ad affrontare nel modo corretto qualsiasi imprevisto. Certamente non vi annoierete!

Amore | L’amore di per sé è un sentimento che vi rende impazienti, vorreste agire “qui ed ora”, ma vi consigliamo caldamente di non farlo… potreste pentirvi delle vostre scelte una volta giunti a fine mese, quando riprenderete il controllo delle vostre emozioni. Cercate piuttosto di dare delle risposte alle domande che avete trascurato per troppo tempo: guardate dentro voi stessi.

Ricordate: per amare qualcuno bisogna amare prima se stessi…

Scuola | È finita, cari!

Questo è il momento di brillare, l’esito della vostra ultima interrogazione virtuale vi sorride. Approfittatene.

Fortuna | Siete energici e pieni di voglia di fare. Sfruttate questa buona predisposizione e fate tutto quello che avete sempre rimandato.

Amore | Smettetela di arrovellarvi il cervello fra “se” e “ma” e godetevi ciò che le stelle hanno da offrirvi. E, soprattutto, festeggiate il pride month!

Scuola | Siete arrivati alla fine, ormai nulla può fermarvi. Godetevi questi ultimi giorni, nella consapevolezza che presto saranno un lontano ricordo.

Fortuna | Siate audaci e coraggiosi, le stelle vi sorridono. Non cedete a pensieri denigratori e date il tutto per tutto, perché vi attendono grandi risultati.

Amore | Ci sono stati guai in paradiso, ragazzi, ma state sereni. Si risolverà tutto e le condizioni saranno ancora più favorevoli delle precedenti. Basta fare piccoli passi.

Scuola | Se durante il periodo scolastico vi sentite sempre pigri e annoiati, con l’avvento dell’estate grinta e tanta voglia di fare si impossesseranno di voi. La vostra mente pullulerà di idee e progetti a dir poco strepitosi: cosa aspettate a realizzarli?

Fortuna | L’imprevedibilità e l’imprevisto saranno protagonisti di questo mese. Ma, si sa, le cose migliori accadono quando meno le si aspetta.

Amore | Imprevedibilità anche in amore.

Chi è interessato potrebbe non farsi sentire. Chi si fa sentire potrebbe non essere interessato.

Voi cercate di essere espliciti quanto basta, senza mai sbilanciarvi troppo.

Tenete a mente che anche i migliori possono rivelarsi casi umani.

Scuola | Vi si preannuncia un finale faticoso, ma saprete tenere duro fino alla fine.

Le vacanze vi attendono, più agognate che mai.

Fortuna | Il buon umore non vi manca, e non vi mancherà per tutto il mese. Fatene buon uso, voi che siete così volubili.

Amore | Attenti a chi raccontate i vostri affari, non tutti sono in buona fede.

Il vostro fascino questo mese la fa da padrone, sfruttatelo.

Scuola | Non vi agitate, scorpioni! I quadri di fine anno e gli esami non sono da temere: il covid-19 ha reso più facile la vostra carriera scolastica, che si concluderà in bellezza!

Mare, sole e raggaeton sono alle porte.

Fortuna | Finalmente accogliete il mondo esterno dopo esservi chiusi, per un lungo periodo, in voi stessi: aprirsi agli altri significa fragilità, ma anche bellezza, amore e comprensione.

Siete circondati da affetto e da tanta energia positiva: lasciatevi fiorire, questo Giugno!

Amore | La vostra vita amorosa risulta un po’ piatta e monotona: avete bisogno di conoscere nuove persone e recuperare il vostro entusiasmo. Che sia la gelataia del chioschetto, il bagnino della spiaggia o la comitiva dietro il tuo ombrellone, cercate di stringere nuove amicizie. Il resto verrà da sé.

Per le coppie il discorso è diverso. Non flirtate troppo con quella gelataia del chioschetto: per quanto la prospettiva di gelato gratis sia allettante, spesso vacanza fa rima con tradimento.

Scuola | Attenti a non farvi distrarre dalle questioni personali che potrebbero condurvi nel buio tunnel dello stress. Al contrario, se riuscirete a gestire il tutto, giugno vi regalerà delle belle sorprese.

Se ora vi sentite senza energie, a fine mese ritroverete la giusta grinta ed energia per affrontare l’estate 2020!

Fortuna | La parola del mese è pazienza.

Non siate impulsivi nelle decisioni perché potreste causare danni irreparabili… Riuscirete a passare questo mese turbolento, ma cercate di terminarlo senza catastrofi!

Amore | Il mese di giugno si sta rivelando complicato e pieno di insidie ma, non temete, l’amore non vi abbandona.

Il vostro cuore, confuso e ingarbugliato, vi sta chiedendo di dedicargli la giusta attenzione: prendetevi del tempo e riflettete su voi stessi, magari troverete la risposta che cercate proprio dentro di voi..

Scuola | Il vostro unico rammarico di quest’anno è la festa d’istituto, in cui sognavate di fare scintille. Cercate di non rimpiangere troppo il vostro amore del Pietrobono: giugno porta con sé un sacco di opportunità.

Per i maturandi, la situazione è critica. Le nuove modalità degli esami vi mandano nel pallone, e la vostra ansia non fa che salire.

Non sentitevi scoraggiati, Capricorni, l’esame di maturità sarebbe cambiato comunque per l’ennesima volta, con o senza covid-19.

Fortuna | La creatività e la professionalità non ti mancano. Quel nuovo progetto che hai intenzione di intraprendere è destinato ad avere successo, se ben curato.

Amore | Alcuni di voi devono riflettere sui propri errori e imparare a chiedere scusa. I vostri errori, uniti al desiderio di apparire sempre perfetti, potrebbero aver incrinato i rapporti con i vostri amici o con la vostra dolce metà: spesso puntiamo il dito contro gli altri non avendo il coraggio di accusare noi stessi.

Giugno è per i single momento di rinascita e per le coppie momento di evoluzione: prendetevi cura degli altri e gli altri si prenderanno cura di voi.

Scuola | Siete allegri e rilassati, ma questo non deve farvi cedere alla pigrizia. Fate un ultimo sforzo, e sarete ricompensati.

Fortuna | Giugno vi trova in forma, insomma, presi bene! Le stelle sono favorevoli, buttatevi.

Amore | Vi sentite romantici, eh? Anche cupido vi sorriderà, se sarete spavaldi e coraggiosi. Usateli quei social per qualcosa di utile, e tra una pick up line e l’altra magari postate anche qualche storia arcobaleno.

Scuola |La fine della scuola è vicina, mancano le ultime interrogazioni e poi tutti al mare…

Volete concludere l’anno con grande stile, siete pieni di energia come non mai, pieni di grinta e concentratissimi. Fino alla fine stupirete tutti.

Fortuna | La parola del mese è energia.

Siete energici ed emanate energia positiva.

Siete come un raggio di sole che infrange le nuvole di un giorno di pioggia…

Amore | Cupido è pronto a scagliare una freccia per voi. Avete voglia di tirare fuori tutta la vostra passionalità e di condividerla con qualcuno. Vi consigliamo, però, di stare attenti alle crush incerte perché potreste mandare segnali contraddittori; vivete con serenità l’amore che vi si presenta, senza paura!

Elisabetta Bracaglia Morante
Danila De Santis
Francesca Fioramonti
Paola Fontani

Pubblicato in: Attualità, Dietro le quinte

74 Anni di Repubblica

Via @frank_barbasso_photography on Instagram

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Art. 1 della Costituzione Italiana

Dopo il ventennio fascista, l’Italia il 2 Giugno 1946 si rialzò vittoriosa, unita con la nascita della Repubblica. In tutte le piazze si respirò aria di libertà. In quel giorno indimenticabile per il popolo italiano, venne indetto un referendum popolare per scegliere la forma istituzionale dello Stato e per designare i rappresentanti dell’Assemblea Costituente, la quale elesse il primo Presidente, Enrico de Nicola, con il titolo di Capo provvisorio dello Stato. Iniziarono i lavori dell’Assemblea Costituente che il 22 dicembre 1947 approverà la nuova Costituzione.

Per la prima volta nella storia italiana, nel referendum del 1946 votarono anche le donne, grazie al suffragio universale conquistato nel ’45.

A handout picture made available by Italy’s Quirinale Press Office shows Italian President Sergio Mattarella lays a wreath of flowers at the ‘Altare della Patria’ monument (Altar of the Fatherland) during the celebrations of the Italian Republic Day in Rome, Italy, 02 June 2020. ANSA/QUIRINALE PRESS OFFICE/GIANDOTTI

Come ogni anno, per celebrare la festa della Repubblica, il Presidente Sergio Mattarella ha deposto una corona d’alloro al sacello del Milite Ignoto in ricordo di tutti i militari e i civili che hanno servito lo Stato con impegno e devozione, sino all’estremo sacrificio della vita. Immancabili le Frecce Tricolori che hanno sorvolato l’Altare della Patria, restituendo speranza e vigore ai cuori di tutti gli italiani. La bandiera, simbolo nazionale, della quale il verde indica il colore dei prati italiani, il bianco la neve, il rosso il sangue dei caduti, ha sventolato a mezz’asta sui palazzi istituzionali per ricordare tutti i cittadini morti ingiustamente in questo periodo terribile.

A handout picture made available by Italy’s Quirinale Press Office shows Italian President Sergio Mattarella lays a wreath of flowers at the ‘Altare della Patria’ monument (Altar of the Fatherland) during the celebrations of the Italian Republic Day in Rome, Italy, 02 June 2020. ANSA/QUIRINALE PRESS OFFICE/GIANDOTTI

Il 2 giugno 2020, per il popolo italiano, è simbolo di unità morale e di rinascita da una pandemia che ha colpito il mondo. Il Presidente, partito da Roma, ha voluto celebrare questa giornata di rilevanza storica proprio a Codogno, il piccolo comune lombardo da dove è iniziato il “percorso di sofferenza del nostro Paese” nella notte tra il 20 e il 21 febbraio, in cui venne individuato il cosiddetto paziente zero. “Da qui riparte l’Italia del coraggio e da qui ribadiamo i valori della Costituzione”, queste le parole di Mattarella che ha reso omaggio alle vittime davanti alla stele posta dall’amministrazione comunale nel cimitero di Codogno. In questi mesi abbiamo dimostrato al mondo intero e, soprattutto a noi stessi, che possiamo e dobbiamo essere forti per tutte le famiglie che in questi mesi hanno perso un loro affetto, per tutti quei cittadini che ancora combattono contro il Coronavirus, con lo stesso spirito di sacrificio di tutti i militi ignoti che hanno perso la loro vita per far sì che l’Italia diventasse un Paese libero e democratico.

La preghiera del milite ignoto 

Fratello senza nome e senza volto
da una verde trincea t’han dissepolto.
Dormivi un sonno quieto di bambino,
un colpo avea distrutto il tuo piastrino.
Eri solo un fante della guerra,
muto perché ti imbavagliò la terra.
Ora dormi in un’urna di granito,
sempre di lauro fresco rinverdito.
E le madri che non han più veduto
tornare il figlio come te caduto,
nè san dove l’abbian sepolto,
ti chiamano e rimangono in ascolto.
Oh, se mai la voce ti donasse Iddio
per dire: “O madre, il figliol tuo son io”.

Renzo Pezzani

Erika Mastracco

Pubblicato in: Attualità, Dietro le quinte

Palermo chiama Italia


(Il lenzuolo bianco esposto a palazzo Tursi a Genova, in rappresentanza del Comune il vicesindaco Stefano Balleari)

A 28 anni dalla strage di Capaci, in cui Giovanni Falcone rimase ucciso insieme alla moglie, Francesca Morvillo e a tre agenti della sua scorta, il 23 maggio in Italia viene ricordato come la “Giornata della legalità”. Questo è stato un anno di blocchi e di divieti che non sono riusciti, però, ad adombrare la purezza del bianco di migliaia di lenzuoli sui balconi di tutta Italia in memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le vittime che la mafia ha causato.

La città di Palermo si è riempita nuovamente di bianco, come accade dopo le stragi del 1992. Qualche mese dopo infatti, il 19 luglio un’autobomba uccise anche Borsellino e la sua scorta. Il magistrato, dopo la morte del suo caro amico e collega, capì subito che prima o poi sarebbe toccato anche a lui, ma come disse “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola” e adesso più che mai queste parole echeggiano nelle strade, tra le corsie d’ospedale e tra gli scaffali dei supermercati.

Sono tempi duri per ognuno di noi e la mafia ne approfitta per lucrare sulle difficoltà della gente, ma la mafia “è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine” ci ricorda Falcone. È indispensabile ricordare e avere coraggio, lo stesso coraggio delle persone che hanno combattuto in prima linea per cercare di debellare la terribile piaga del fenomeno mafioso.

Lo spirito e la forza d’animo dei due magistrati sopravvivono ancora, le loro idee sono insite nelle menti dei giovani e “camminano sulle loro gambe”.

Simbolo di unione e di identità civile è diventata la “nave della legalità” che lo scorso anno attraccò al porto di Palermo con 1.500 studenti provenienti da tutta Italia, con il contributo della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Quest’anno la nave è salpata virtualmente dalla sala “M. Montessori” del palazzo del Ministero dell’Istruzione e la ministra Lucia Azzolina ha voluto sottolineare l’importanza dell’educazione alla legalità, iniziando dalle classi inferiori. La scuola combatte la corruzione e l’illegalità attraverso la conoscenza e lo studio della Costituzione Italiana, come ha spiegato la ministra “i principi, i valori della legalità, evitare qualsiasi tipo di corruzione significa dare ai nostri studenti delle regole chiare affinché questi possano essere cittadini consapevoli e non si lascino assolutamente turbare da fenomeni di corruzione e dalla mafia, nemmeno in quei quartieri difficili che ci sono in tante parti d’Italia”.

La commemorazione di quel lontano 23 maggio è avvenuta con la deposizione di una corona di fiori presso il reparto scorte della Caserma Lungaro di Palermo, a cui ha preso parte Tina Montinaro, moglie di Antonio, il capo scorta del giudice Falcone.

Si è tenuto anche il tradizionale momento del “Silenzio” sotto l’albero in memoria di Falcone, dove sono stati ricordati tutti gli eroi nazionali vittime della mano crudele e spietata della mafia. Perché gli uomini che muoiono in nome della giustizia, non possono che essere considerati eroi.

Stefania Berehoi

Pubblicato in: In cucina con Ophelia

Torta al cioccolato con crema al cocco

Soffice e fragrante, la torta al cioccolato non delude mai il nostro palato! Nel momento del bisogno, una torta al cioccolato creata in un batter d’occhio, può essere offerta agli ospiti o gustata nell’arco della giornata. Per far sì che la vostra torta non abbia un triste aspetto, basterà aggiungere al suo interno un cremoso ripieno al cocco e una decorazione tanto facile quanto elegante. Mettiamoci all’opera!

Cosa vi occorrerà per la preparazione:
Per l’impasto:
4 uova a temperatura ambiente
180g di zucchero
100 ml di latte
100 ml di olio di semi di girasole
170g di farina 00
30g di cacao amaro
1 bustina di lievito per dolci (16g)

Per la crema al cocco:
50g di zucchero
20g di amido di mais
1 bustina di vanillina
250 ml di latte caldo
30g di farina di cocco

Per la decorazione:
50g di cioccolato fondente
30 ml di latte
farina di cocco q.b

Tempo di cottura:
20 minuti a 170° in forno ventilato o 180° in forno statico
25 minuti a 170° in forno ventilato o 180° in forno statico

Come prima cosa, procediamo con la preparazione della crema. In un pentolino, versate lo zucchero, l’amido di mais, la vanillina e mescolate con una frusta per evitare la formazione di grumi. A filo, aggiungete il latte caldo continuando a mescolare energicamente con la frusta.
A questo punto, trasferite il pentolino sul fornello e, senza smettere di mescolare, andrete ad otterrete una crema non troppo densa (eventualmente aggiungete del latte). Spostate il pentolino dal fornello e aggiungete la farina di cocco.
Coprite la crema con della pellicola trasparente e mettetela da parte.
Ed ora passiamo alla preparazione dell’impasto! Vi consiglio di pesare e disporre vicino alla ciotola, tutti gli ingredienti elencati prima di procedere con la preparazione. In una ciotola, rompete le uova e con uno sbattitore elettrico iniziate a montare a velocità media. A poco a poco, aggiungete lo zucchero, il latte e l’olio. In seguito, versate la farina, il cacao e il lievito. Et voilà, l’impasto è finito!
Ora, imburrate e infarinate una tortiera (preferibilmente con il bordo rimovibile), versando al suo interno metà composto. Infornate in forno preriscaldato e ventilato a 170° per 20 minuti (in forno statico a 180°). Una volta trascorso il tempo di cottura della base, sfornatela e ricopritela con la crema al cocco e con il resto del composto. Infornate nuovamente per altri 25 minuti e, a fine cottura, ricordate di lasciarla raffreddare completamente prima di aprire la tortiera!
Quando avrete disposto la torta nel vassoio che più preferite, potrete procedere con la decorazione. In un pentolino, sciogliete a bagnomaria (o anche nel microonde) il cioccolato, facendo attenzione a non farlo bruciare (un abbraccio a tutti coloro che hanno bruciato del cioccolato e sono stati costretti a buttare il pentolino)! Una volta sciolto il cioccolato, aggiungete il latte e mescolate velocemente per evitare la formazione di grumi. Decorate la vostra torta con la crema al cioccolato e aggiungete della farina di cocco per dare quel tocco finale da maître pâtissier (chi vogliamo prendere in giro…). Et bon appétit!

Francesca Polidori

Pubblicato in: La nostra scuola

Bei tempi quando ancora si andava a scuola…maturandi ai tempi del covid

Si avvicina la fine dell’anno scolastico e a breve le scuole chiuderanno…beh, si fa per dire… Niente è normale ai tempi del Covid, niente è come ce l`aspettavamo… abbiamo la sensazione di perdere qualcosa d´importante, un passaggio, la fine di un percorso e l´inizio di un altro…e poi la sensazione di gaiezza sorniona della fine delle lezioni, le urla di giubilo e di liberazione, non senza una nota di malinconia, dell´ultimo fatidico giorno di scuola, i rituali d´obbligo dei maturandi, l´abbraccio solidale sotto il portone della scuola con tanto di linguaccia gianburraschesca… Il 4 marzo, di fatto, abbiamo vissuto l’ultimo giorno di scuola senza sapere che lo fosse, abbiamo ascoltato il suono della campanella, mai avremmo pensato che sarebbe stato l’ultimo. Ci siamo ritrovati a dover affrontare gli ultimi mesi senza andare a scuola oltre che a parlare con docenti e compagni attraverso lo schermo di un computer, con l´incubo di connessioni intermittenti… tante emozioni contrastanti, tra la sicurezza delle mura domestiche e la nostalgia dei banchi di scuola …

Ci è stato detto che tutto sarebbe andato per il meglio, che presto avremmo riabbracciato i nostri compagni, che saremmo tornati per i corridoi della scuola, nelle nostre aule, ma non è stato così. Il cuore vivo e pulsante della scuola è stato rimpiazzato da “macchine” molto utili per seguire le lezioni, ma spesso inautentiche e fredde. Tutti, comunque, abbiamo dovuto imparare ad esprimere le nostre emozioni attraverso uno schermo, che prima ci piaceva tanto, ma di cui ora siamo stufi, perché ci manca il contatto con le persone, ci manca la vita frenetica di prima. Anche per i docenti non è stato semplice. Molti di loro si sono ritrovati a dover utilizzare uno strumento non molto familiare, ma hanno fatto del loro meglio per permettere il proseguimento didattico e per non perdere i contatti con i loro alunni. Come dice Roberto Vecchioni: “Questa pandemia ci sta insegnando il valore della scuola”, ed io aggiungo, il valore della quotidianità scolastica, di cui sentiamo molto la mancanza: incontrarci nei corridoi, parlare con i collaboratori scolastici, avere un contatto diretto con gli insegnanti, organizzarci per le uscite pomeridiane. Adesso il massimo del divertimento è organizzarci per un incontro su “meet”.

E poi gli esami finali … Sulla notte prima degli esami si sono girati film e scritte canzoni. Purtroppo non ci sará permesso di svolgere un esame di Stato come gli altri anni, con la paura degli scritti e l’orale davanti una commissione per metà composta da docenti esterni che non ci conoscono.

Quando sarà tutto finito ricorderemo questa esperienza come un percorso di vita che ci ha fatto soffrire, ma anche crescere. Speriamo solo che questo giorno arrivi il prima possibile, intanto continuiamo a mettercela tutta. Certo, non nascondiamo l`ansia agorafobica di un colloquio con guanti e mascherina e il carattere inedito e incerto di questo esame ci lascia un po’ l´amaro in bocca, ma è da tenere in considerazione che anche i maturandi dello scorso anno hanno dovuto affrontare un esame diverso da quello del decennio precedente e prima di loro altre generazioni di studenti si sono interfacciati con sfide simili. Come in molti altri contesti bisognerà cercare di essere determinati e flessibili. Ma ce la faremo. E #andràtuttobene.

Giorgia Rossi

Pubblicato in: Dietro le quinte

Il caso di Silvia Romano, ferite profonde

Fonte ANSA

Il nove maggio 2020 il premier Conte ha annunciato, tramite Twitter, la liberazione di Silvia Romano, la cooperante rapita in Kenya nel novembre del 2018 e condotta dai suoi rapitori in Somalia.

Per la liberazione lo Stato italiano ha pagato un riscatto che ha destato lo sdegno dell’opinione pubblica. Sui social si è acceso un dibattito sulle modalità di gestione di rapimenti da parte di gruppi terroristici per finanziare la “Jihad’ (guerra Santa) e se sia giusto, quindi, salvare un cittadino italiano pur sapendo la funzione immorale del riscatto pagato. Purtroppo, come avviene nella maggior parte dei casi in rete, le discussioni hanno avuto come unico scopo l’odio e la speculazione.

Silvia è tornata in Italia profondamente cambiata, si è convertita all’islam e ha preso il nome di Aisha. All’aeroporto si è presentata con un abito in linea alle norme religiose islamiche. La reazione è stata immediata, i media si sono infiammati con toni accusatori contro Silvia Romano.

La velocità con la quale hanno proferito giudizi, senza avere chiara la situazione, è stata sconcertante e irragionevole.

Analizzare la moralità e la spiritualità di un individuo, ammettendo che sia possibile, significa semplificare vicende che meritano l’acquisizione di informazioni e tempi che vanno oltre l’inquisizione mediatica. Sarebbe, sempre opportuno, evitare giudizi affrettati su persone di cui non conosciamo il vissuto personale. Sia i giornali sia i social hanno puntato il dito sulla conversione all’islam di Silvia, indignati che uno Stato abbia pagato milioni di dollari per liberare una cittadina italiana che ha rinnegato le proprie radici culturali e religiose, interpretando la decisione come un tradimento.

Generalmente questo genere di rapimenti ha sempre suscitato polemiche, stavolta ha provocato turbamento, perché a non pochi sembra impossibile che un italiano non sia cristiano cattolico, ma abbia scelto un diverso credo religioso. Si dimentica spesso che la nostra cultura è stata influenzata anche dal mondo orientale e, soprattutto, che il vero musulmano non è colui che invoca la ‘guerra Santa’ e uccide in nome di “Allah”.

Il caso di Silvia Romano fa riemergere i problemi di sempre, come la diversità e il multiculturalismo.

Si parla tanto di accoglienza, di porgere l’altra guancia, ma non ci siamo fatti scrupoli nell’oltraggiare una donna italiana che è stata lontana dalla sua famiglia ed è dovuta sottostare a delle istituzioni diverse da quelle italiane. Si dice che la speranza sia l’ultima a morire ed è per questo che dobbiamo credere in un cambiamento che ci porti a rispettare incondizionatamente l’altro.

Nazareno Fanella

Pubblicato in: In cucina con Ophelia

Banana Bread

Banane, noci e cioccolato. Come inizio non è male, vero? Il banana bread è un dolce americano che sfrutta la consistenza delle banane per creare un fantastico “pane” tenero e umido. Recuperando quelle povere banane abbandonate nella fruttiera, otterremo un dolce con zuccheri naturali, energetico e salutare, grazie anche alla presenza delle noci e del cioccolato. Un mix di bontà e benessere! Dunque, dopo le onorevoli presentazioni, procediamo con la ricetta!

Cosa vi occorrerà per la preparazione:

  • 3/4 banane mature
  • 100g di zucchero di canna
  • 125g di yogurt bianco
  • 50 ml di olio di semi di girasole
  • 120g di farina di avena
  • 120g di farina integrale
  • 100g di noci
  • 80g di cioccolato fondente
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 2 pizzichi di sale
  • cannella a piacere

Per decorare:

  • fiocchi d’avena
  • noci

Forno: 170°

Tempo di cottura: 50 minuti

Inizio col rammentarvi di utilizzare delle banane molto mature, dall’aspetto inquietante e apparentemente radioattivo. Più mortali appariranno, migliore sarà il risultato finale!

Ora, dopo aver fatto un’introduzione degna di denuncia da parte della FAO, possiamo iniziare con i procedimenti. Prendete le banane e spezzatele all’interno di un frullatore (se non ne avete uno, potete utilizzare un mixer ad immersione). Aggiungete lo zucchero, lo yogurt, l’olio e frullate il tutto per qualche secondo. In una ciotola, ponete le due farine, le noci tritate (a me piace spezzarle a mano o eventualmente con un coltello), il cioccolato fondente tagliato a pezzettoni, il lievito, il sale e una spolverata di cannella. Per quanto riguarda le farine, la scelta è molto personale in quanto possono essere sostituite con qualsiasi altro tipo (io preferisco questa combinazione per l’aspetto rustico che conferisce al dolce).

A questo punto, unite il composto liquido nella ciotola con le farine e mescolate fino ad amalgamare tutti gli ingredienti. Imburrate e infarinate per bene uno stampo per plumcake e versate il composto al suo interno. Adesso passiamo alla decorazione! Io ho preferito decorare con fiocchi d’avena e gherigli di noce a metà, ma potete guarnirla con quel che più desiderate (ad esempio con fettine di banana e pezzetti di cioccolato!). Infornate in forno preriscaldato a 170° (se potete, impostate la ventilazione e il grill inferirore) per 50 minuti. Una volta sfornato, aspettate che intiepidisca o rimarrete con metà dolce attaccato nel testo (ahimè, può accadere).

Mi raccomando, abbiate buon cuore e salvate delle banane discriminate!

Francesca Polidori